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27 marzo 2010

il velo del cielo sulla tiare e sui diademi di una grande Eterna Brunetta chiamata notte

E’ una tiepida e tarda notte di marzo; sono nel pieno del chiaro di luna le streghe di marzo si lanciano a tutta velocità con i veli e le scope, i levrieri le inseguono, guaiscono nell’oscurità, le foglie non volano, restano schiacciate sotto i piedi, bagnata, una creatura bestiale si rotola sulla schiena nella terra, stai per capire che il Re Barone delle dolci montagne non stava per essere incoronato nella linfa di pino di questo Regno – vidi uccelli blu tremare su fradici rami neri, “flauto!”.
La primavera di flauto correva nei corridoi e nei vicoli rituali della mia mente sacra nella santa vita e mi faceva svegliare e risorgere alla mia attività di essere e diventare un uomo. Prendevo profonde boccate d’aria, mi infilavo con rapidi passi in scorciatoie sulla ghiaiosa via di accesso con vista sul fiume sul retro desolato del Textile – le grandiose vedute di Lowell da questa posizione dominante di notte, le innumerevoli acque tristi e tragiche laggiù, su sagome di arbusti morti e Reo e Chandler e vecchissime automobili bip bip bop in rovina infestate dai topi, e la sabbia putrida, che puzzava di fogna – ecco gli odori che inalavo nella primavera questa notte di ritorno dalla casa di Maggie, la primavera spingeva avanti il vecchio paraurti con sotto la sua dolce immondizia imputridita e incrostata e sapevo – che tutto ciò si sarebbe mischiato con il dolce alito del fiume che mi sgomenta sul lago nell’ansa – Dalla radura di Lakeview potevo letteralmente sentire l’odore delle pigne che si preparano per felici estati all’asciutto sulla terra, delle azalee di nuovo gonfie nel giardino di Mrs Faterty, il bar di Rattigan a fianco avrebbe sparso nell’aria l’aroma della schiuma della birra nei mesi seguenti – non si poteva non capire che era arrivata la primavera per l’agitarsi delle scope sulle verande delle signore -
Jack Kerouac, Maggie Cassidy




Today's Song: Jimi Hendrix - Bleeding Heart



10 novembre 2009

gli ingranaggi dell'universo han smesso di funzionare (?)

Oltre a tutto questo, ho avuto vari pesi da portare sulle spalle: problemi di persone stupide che non sanno quello che vogliono. Sono stanco di questa ambiguità, ignoranza e indifferenza.
Voglio essere serio.
Poichè sono circondato da gente simile, mi sembra quasi inutile cercare di andare a fondo col mio lavoro... In ogni caso, a loro non importa. Non lo sanno. Mi sto rivolgendo a me stesso come la donna che ride all'ingresso del parco dei divertimenti, che tutti fissano con la bocca aperta.
Non ci sono degli intenditori?
Nessun appassionato dell'amore?
E' questo il modo in cui il mondo andrà a finire, nell'indifferenza? Dove stanno i veri entusiasmi, quelli seri, importanti, innegabili? Dove sono gli antichi profeti e i compilatori delle Scritture? Dov'è l'Agnello di Dio? Dove sono i piccoli? Cos'è successo alla parabola? Alla Parola? E alle storie semplici e alla serietà?
Cos'è tutta questa scienza vana?
Perchè la gente vagabonda con superficialità e se ne dimentica pure?
Dov'è il bambino serio?
Non moriamo neanche più, semplicemente scivoliamo oltre l'ultimo lampione come fanno i personaggi di Céline. Non è neppure una presa in giro. E' un incidente.
Chi se ne importa del naturalismo?
Ecco perchè adesso non posso più andare a fondo nelle cose. O, amore, vieni da me, sbrigati perdio, la Musa non mi basta e non ci sono corone di alloro.
Voglio un'anima.
Voglio un'anima.
Voglio un'anima.
Voglio la mia piccola ragazza.

Jack Kerouac, Un mondo battuto dal vento





28 giugno 2009

Estasi

Il cuore gli tremò; gli si affrettò il respiro e un ardore focoso gli passò sulle membra, come se avesse spiccato il volo verso il sole. Il cuore gli tremava in un’estasi di paura e l’anima sua era in fuga. Ascendeva, l’anima, in un’atmosfera situata oltre il mondo e il corpo ch’egli conosceva venne purificato in un soffio, liberato dall’incertezza e reso radioso, compenetrato dall’elemento dello spirito. L’estasi del volo gli illuminava gli occhi, gli rendeva ansimante il respiro e tremule, avide, radiose le membra investite dal vento.
« Uno! Due!... Attento! »
« Oh, per tutti i diavoli, annego! »
« Uno! Due! Tre e via! »
« Sotto a chi tocca! Sotto a chi tocca! »
« Uno!... Ah! »
« Stephaneforos! »
La gola gli doleva dal desiderio di lanciare un grido, il grido del falco o dell’aquila alto nei cieli, il desiderio di gridare a gran voce della sua liberazione ai venti. Questo era il richiamo della vita all’anima sua, non la voce sorda e volgare del mondo dei doveri e della disperazione, non la voce inumana che lo aveva chiamato allo scialbo servizio dell’altare. Un attimo di volo sfrenato lo aveva liberato e il grido di trionfo trattenuto dalle labbra gli fendette il cervello.

James Joyce, Dedalus




Fly by Brvno


Today's Song: Area - Gioia e Rivoluzione



3 giugno 2009

Richard Yates - Revolutionary Road

Così mi trovo tra le mani questo Revolutionary Road, mentre varco l'uscita della biblioteca con appiccicato sul volto un mezzo ghigno di soddisfazione. E l'afa di un fine Maggio straordinariamente caldo mi investe mentre, ancora con il ghigno stampato in faccia, penso Finalmente è arrivato, spero che la lunga attesa sia ricompensata a dovere con un bel paio di cannonate o chessò io. Anche in quel Connecticut del '55, o giù di lì, è primavera. Lo sento cominciando a sfogliare il romanzo di un certo Richard Yates, che forse ho già sentito - ma no, mi inganna l'assonanza con Yeats (l'ordine diverso delle lettere centrali è curioso, uno ate=mangiò, l'altro eat=mangiare). L'edizione della Minimun Fax è un qualcosa che definirei squisita, anche se forse non è proprio il termine che si addice a come si presenta un libro. Ma forse sì, al diavolo.
Curiosa la stampa di una mano che indica, su una delle prime pagine. Curiosa la dedica A Sheila, che mi ricorda la To Sheila degli Smashing Pumpkins. Curiose, queste associazioni.

Il sipario si apre su un sipario che si chiude. Una manciata di attori si sparpaglia sul palcoscenico con il regista, dopo una rappresentazione teatrale de La Foresta Pietrificata. Buona parte dei personaggi del romanzo fa la sua timida apparizione all'inizio di questa primavera del dopoguerra. Quel che ti aspetti è forse un croccante strato di borghesia che ha ormai superato i postumi da depressione29 e sguazza allegramente nella crescita economica: le giardinette che sfrecciano sulla favolosa Statale 12, le dimore bianche tra le collinette alberate, i vialetti lastricati, gli irrigatori che volteggiano sul giardino. E in effetti, è quello che trovi sullo sfondo. Ma in primo piano ci sono i Wheeler. Beh, a prima vista si confondono in quel Vuoto disperato, ma quando iniziano a parlare e a farsi conoscere capisci che in qualche modo ne sono intrappolati. Intrappolati eppure, allo stesso modo, liberi di andarsene quando vogliono. Un pò come un datore di lavoro finto rammaricato, che incalzando ti dice: «sei libero di andartene, certo.. ma perchè te ne vuoi andare? c'è qualche problema? guarda che si può risolvere tutto».
Frank Wheeler, più della moglie April, intrappolato in quella noiosa vita da periferia, intrappolato nel lavoro più stupido del mondo. Intrappolati con un paio di figli in quella casa a Revolutionary Road, vicino alla Statale 12. Intrappolati nelle serate in compagnia dei Campbell, nelle visite dell'ansiosissima signora Givings, nei litigi a notte fonda, nei whiskey per ammazzare la noia di vite insoddisfatte. Poi il progetto del trasferimento in Europa, a Parigi, che può rappresentare la Svolta, il modo per tirarsi fuori da quei patetici scenari di mediocrità. La vera felicità, al di là dell'Atlantico. Mentre la data della partenza ancora non è vicina, Yates continua a farci giocherellare con il cubo di Rubik del racconto, incastonato dei nostri alterni sentimenti - ora di sconforto, ora di contentezza, ora di compiacimento - che combiniamo fino a scoprire, poi, una scioccante soluzione monocromatica.
La ricchezza dei particolari è impressionante ma non eccessiva: la descrizione della gestualità dei personaggi, per esempio, impressiona parecchio, armonizzata con destrezza all'interno delle vicende che si svolgono. Pare quasi una pièce teatrale in certi frangenti.
La scorrevolezza, superate le primissime pagine, è notevole; risulta estremamente facile farsi trasportare dalle pagine.

Revolutionary Road è il posto dove si svolge questa storia, ma credo sia anche il suo significato letterale. Revolutionary Road è un altro tentativo di uscire da una realtà conformista, da quello che vogliono che tu faccia; un tentativo animato da una forza d'animo a volte forte a volte debole, ma apprezzabile. Non trovi grandi massime che ti illuminino la vita, ma una storia forte e piacevole. Ogni tanto, mi ci vuole anche questo.

E Frank provvedeva a sviluppare il tema «il fatto è che non sarebbe una cosa così grave, se non fosse tanto sintomatica. Non si tratta solo dei Donaldson: ci sono anche i Cramer, e i come diavolo si chiamano, i Wingate, e milioni di altri. Tutti gli idioti coi quali ogni giorno mi trovo a viaggiare sul treno. E' una malattia. La gente ha smesso di pensare, di provare emozioni, di interessarsi alle cose; nessuno che si appassioni o creda in qualcosa che non sia la sua piccola, dannata, comoda mediocrità»



21 maggio 2009

Sarò il parco selvaggio in mezzo a un incubo di perfezione

Fino a dieci anni di età io non mi resi conto che esistessero paesi “caldi”, posti dove non c’è da sudarsi la vita, né tremare né far finta che questo sia tonico, inebriante. Dovunque c’è freddo, lì c’è gente che sgobba a morte e quando mettono al mondo un bambino, insegnano al bambino il vangelo del lavoro; che, in fondo, non è altro che la dottrina dell’inerzia. I miei eran completamente nordici, cioè a dire idioti. Ogni idea sbagliata che mai sia stata espressa, l’avevano loro. La dottrina della pulizia, per non dire della rettitudine. Eran penosamente puliti. Ma dentro puzzavano. Mai avevano aperto la porta che mena all’anima; mai si sognarono di fare un salto nel buio. Dopo pranzo subito lavavano i piatti e li mettevano nella credenza; dopo letto, il giornale veniva piegato con cura e riposto su uno scaffale; dopo lavati i panni li stiravano e li ripiegavano e poi li riponevano nei cassetti. Ogni cosa per il domani, ma il domani non veniva mai. Il presente era solo un ponte e su questo ponte essi ancora gemono, come geme il mondo, e non c’è un idiota, mai, che pensi di far saltare il ponte.

Henry Miller, Tropico del Cancro



Conformity by Vicodininja


Today's Song: Pearl Jam - Breath



21 aprile 2009

O human, where art thou?

Sento di essere l'unica persona al mondo che non conosce la sensazione di calma insolenza, quindi sono l'unico folle al mondo, l'unico pesce fuor d'acqua. Tutti gli altri sono assolutamente soddisfatti della vita così com'è. Io no. Voglio la pura comprensione e poi la vita, così com'è. A cosa starà pensando quella donna, seduta sulla soglia al di là della strada? Vuole un marito. Per capire l'amore e raggiungere la consapevolezza di questo sentimento insieme a lui? Per partecipare con lui a una cospirazione per raggiungere l'eternità?
No, pensa a scopate annoiate e avide nel letto matrimoniale, a crescere i figli distrattamente, a morire distrattamente, e infine giacere nella tomba che la accoglierà, distrattamente - e lasciamo che Dio abbia cura del resto.
Non fa per me.
Deciderò io stesso cosa fare della mia vita, anche se brucerò nel provarci.
Nel frattempo mi stupisco continuamente del fatto che le persone non si amino. Come fanno?
(Quindi adesso, finalmente, sono diventato uno psicotico.)

Jack Kerouac, Un mondo battuto dal vento





Today's Song: Pearl Jam - Love Boat Captain



3 gennaio 2009

In memory of...

Gli eroi di quei giorni sono quasi tutti ammutoliti nel destino, fotografie tragiche per ricordarli a chi non riuscisse a dimenticarli, Allen Ginsberg al telefono a chiedere perdono mezz’ora prima di morire, Gregory Corso svenuto su di lui morente dopo aver gridato piangendo “Don’t go” […], Jack Kerouac divorato dal suo veleno forse ancora aspettando che “Dio gli mostrasse il suo volto”, Neal Cassidy muto per sempre sulle rotaie del suo treno di frenatore […].
I sogni li avete portati con voi, quei sogni fuori dal tempo e dallo spazio, che entrando adolescenti all’Università avete chiamato New Vision, e Kerouac li inventava, e Ginsberg li diffondeva, e i giovani li vivevano, e i giornali li divoravano e giocavano a chiamarli Beat, oh dolcissimi amici, mi avete proibito per quattro anni di usare questa parola, poi chissà cos’è successo, mi avete telefonato: “That’s okay go ahead”, e i vostri sogni sono entrati nel mondo.

Fernanda Pivano - Beat, hippie, yippie




Today's Song: Jethro Tull - Witches Promise



21 novembre 2008

Si deve avere il caos dentro di sé per generare una stella danzante

Ma adesso c'era un nuovo punto focale, il mirino era alzato verso una nuova visione globale, una visione cosmica in realtà, perchè in tutto il mondo lo spirito del Sessantotto non era la solita stanca, vecchia retorica marxista riscaldata, né i soliti vecchi ideali anarchici. Era invece la prima articolazione, il primo scoppio di una nuova visione del mondo, dell'uomo e della donna. Era una nuova consapevolezza, o un'antica consapevolezza riscoperta. Ed era una nuova consapevolezza femminista, l'ipotesi di Gaia, basata su quella che veniva chiamata la Nuova Fisica, la terra era di nuovo tornata a essere la Madre Terra, antica sorgente del tutto, e l'uomo violentava quella madre, cominciando con "gli scuri mulini infernali" di Blake e andando avanti rombando fino agli scuri mulini atomici, i mulini nucleari con le loro scorie radioattive non smaltibili.
Questa prospettiva, completamente nuova, faceva dovunque parte della ribellione degli anni Sessanta, una specie di "terremoto" della gioventù" contro tutto l'artificiale e l'innaturale della vita moderna, e la rivolta degli studenti francesi faceva parte del grido universale della gioventù contro la disumanizzazione dell'animale umano, che via via veniva sempre più staccato dalle sue radici animali, dalla terra stessa, la terra verde. Lo spirito del Sessantotto fu il primo grido esitante di quello che vent'anni dopo sarebbe esploso come un nuovo grande movimento politico, un nuovo movimento verde, Green Power, che avrebbe avuto poco a che fare con le vecchie etichette come marxista, maoista, comunista, trotzkista, anarchico, repubblicano, democratico e così via. Sarebbe stato un gioco completamente nuovo, e avrebbe spazzato il mondo. Era un gioco che Julian non poteva neanche immaginare, e la stessa Annie era appena capace di articolarlo. Avrebbe spazzato il mondo e l'avrebbe sospinto nel ventunesimo secolo.
E nel suo risveglio nell'alba scura lei stava dipingendo, cancellando la notte con un pennello carico di luce, un enorme pennello con un nuovo colore fatto di pura luce.

Lawrence Ferlinghetti - L'amore nei giorni della rabbia


Oggi scrivevo erroneamente 21/11/68 sul foglio, a lezione. Ho lasciato l'errore.

Alla cattedra un coniglio bianco con gesti lisergici frantumava gli assi cartesiani della percezione.


e i giovani di mani fragili e menti inquiete
quelli sfrattati dal castello del sonno
solo a metà svegli e agitati
da adesso in poi nelle strade a gridare
parole nude e desideri
"Il est interdit d'interdire"
portando un fallo bianco attraverso
il bosco del mondo
avec une émotion sédeuisante...
dictionnaire révolutionaire
séme à tout vent...




Today's Song: Jefferson Airplane - White Rabbit



13 novembre 2008

Novembre nella Foresta di Arden

Oh, venti poderosi, che schiantate i rami novembrini! Il placido sole splendente, non toccato dalle furie della terra, abbandona il mondo all'oscurità, al selvaggio oblio e alla notte, mentre gli uomini tremano nei loro cappotti e si affrettano a tornare a casa. Poi le luci di casa scintillano in quelle profondità desolate. Eppure ci sono le stelle! Alte e luccicanti in un firmamento spirituale. Noi cammineremo fra mulinelli di vento, guardando intensamente attraverso le nostre sembianze terrestri, alla ricerca di un improvviso sorriso di intelligenza umana al di là di queste insondabili bellezze. Ora il ruggito della furia di mezzanotte e lo scricchiolio dei cardini e delle finestre, ora l'inverno, ora la comprensione della terra e della nostra presenza su di essa: questo dramma di enigmi e di doppi fondi, di sofferenze e di tristi gioie, queste cose umane nell'elementare vastità di un mondo battuto dal vento.

Jack Kerouac - Un mondo battuto dal vento




Today's Song: Godspeed You! Black Emperor - Blaise Bailey Finnegan III



29 ottobre 2008

About...?

Non una volta descriveva un cerchio sopra la pista di decollo; non una volta lanciava lo sguardo all'indietro verso quelli che abbandonava. Non lasciava la minima briciola della sua personalità, dietro di sè; prendeva l'aria con tutto quel che le apparteneva, con ogni minimo frammento di prova che potesse testimoniare della sua esistenza. Dietro non lasciava nemmeno il fiato d'un sospiro, nemmeno un'unghia di piede. Un'uscita netta, come la farebbe solo il diavolo per ragioni sue. Restavi con un gran vuoto in mano. Eri abbandonato, e non solo abbandonato, ma anche tradito, disumanamente tradito. Non desideravi né trattenerla né richiamarla; restavi con una maledizione sulle labbra, con un odio nero che ti abbuiava tutta la giornata. Più tardi, camminando per la città, camminando lentamente alla maniera pedonesca, strisciando come un verme, raccoglievi voci del suo volo; spettacolare: l'avevan vista girare un certo punto, era calata qua e là per motivi che nessuno sapeva; in un altro posto aveva virato di coda, era passata come una cometa, aveva scritto in cielo lettere di fumo, e così via. Tutto quel che aveva fatto lei era enigmatico ed esasperante, e pareva fatto senza uno scopo. Era come un commento ironico e simbolico alla vita umana, al comportamento della creatura uomo simile alla formica, visto da un'altra dimensione.

Henry Miller - Tropico del Capricorno




Today's Song: Kiss - Strutter :D :D :D



25 ottobre 2008

Cercate di raggiungere l'irraggiungibile

[..] così forse ora mi scuserete se continuo a correre dietro alla vita e all’amore, poiché la prima cosa che Dio fece fu l’amore anche se la seconda fu il sangue, sebbene voi forse non vorrete ammetterlo, dato che è impertinente supporre che l’essenza abbia in realtà preceduto l’essere, e la terza cosa in gamba che Dio fece fu il lungo viaggio che io, per non parlare di tutti gli altri, sto facendo, sì sono sulla via di me stesso attraverso ciò che spero sia amore o almeno attraverso ciò che vorrei prendere per amore sì sono sulla via di me stesso attraverso le illusioni del senso attraverso le illusioni di felicità e bellezza per trovare quel profondo ritmo interiore al di là dell’io, se ancora una volta vorrete perdonarmi d’essere un tale cliché ambulante, e allora, allora addio, addio mamma, addio papà, addio dottore, addio dolce tristezza…

Lawrence Ferlinghetti - Lei


ferlinghetti


Today's Song: Ben Harper - Burn One Down


If you don't like my fire, then don't come around. Cause I'm gonna burn one down.

13 ottobre 2008

Ti trovi a uscire in retromarcia entrando nella vita stessa

Mi rivolsi a Jeannie.
« Scusa bambola, ma a quanto pare mi invischio sempre in questi sterili dialoghi con quasi tutti i baristi che incontro. »
« Non fa niente, Belane. »
Aveva un’aria triste.
« Belane, devo andarmene. »
« Oh, va bene, ma bevine un altro, prima di incamminarti. »
« No, voglio dire andarmene, la gente che ho con me deve andarsene… dalla Terra. Non so perché, ma mi sono affezionata a te. »
« E’ comprensibile, » dissi ridendo, «ma perché la tua banda vuole lasciare la Terra? »
« Abbiamo riflettuto, è semplicemente troppo orribile. Non vogliamo colonizzare la tua Terra. »
« Che cosa è troppo orribile, Jeannie? »
« La Terra. Lo smog, gli assassinii, l’aria avvelenata, l’acqua avvelenata, il cibo avvelenato, l’odio, la mancanza di speranza, tutto. Sulla Terra l’unica cosa bella sono gli animali, e stanno eliminando anche loro, presto scompariranno tutti, tranne i topi e i cavalli da corsa. E’ molto triste, non c’è da meravigliarsi, se bevi tanto. »
« Sì Jeannie. E non dimenticare le nostre pile atomiche. »
« Sì, siete andati troppo oltre, a quanto pare. »
« Sì, potremmo sparire fra due giorni o durare altri mille anni. Non sappiamo quale delle due ipotesi si avvererà, e quindi per la maggior parte della gente è difficile interessarsi a qualcosa. »
« Mi mancherai, Belane, e anche gli animali… »
« Non ti biasimo se te ne vai, Jeannie… »
Vidi che le spuntavano le lacrime agli occhi.
« Per favore non piangere, Jeannie, accidenti… »
Prese in mano il bicchiere, lo scolò, mi guardo con occhi che non avevo mai veduto da nessuna parte, e che non avrei rivisto mai più.
« Addio, ciccione, » mi salutò sorridendo.
E poi se ne era andata.

Charles Bukowski - Pulp


Today's Song: The Rolling Stones - Sympathy for the Devil



8 ottobre 2008

A un ignoto

Ignoto che passi, tu ignori con qual desiderio ti seguo degli occhi,
Devi esser colui che cercavo, o colei che cercavo, (lo sento siccome in un sogno,)
In qualche luogo di certo ho trascorso con te una vita di gioia,
Tutto ricordo, l’istante che ci incrociamo, mutevoli, amanti, casti, maturi,
Tu sei cresciuto con me, sei stato fanciullo, fanciulla con me,
Io ho mangiato con te, ho dormito con te, il tuo corpo non è più solo tuo, ha lasciato il mio corpo non più solo mio,
Tu m’offri il piacere, passando, degli occhi, del volto, della tua carne, e in cambio derivi piacere della mia barba, dal petto, e dalle mie mani,
Io non ti devo parlare, devo pensarti allorquando son solo, o solitario mi sveglio di notte,
E devo attendere, perché non dubito che torneremo a incontrarci,
E allora dovrò cercare di non perderti più.


Walt Whitman - Foglie d'Erba (A un ignoto)




Today's Song: Eddie Money - Two Tickets to Paradise



28 agosto 2008

Per me scrivere è tirare fuori la morte dal taschino, scagliarla contro il muro e riprenderla al volo.

"Nella nostra vita, tutti finiamo per farci prendere e dilaniare da varie trappole. Nessuno sfugge. Alcuni addirittura ci convivono. Il trucco è rendersi conto che una trappola è una trappola. Se ci caschi dentro e non te ne accorgi sei finito. Credo di aver individuato quasi tutte le mie trappole e di averle descritte. Scrivere, naturalmente, non vuol dire parlare sempre e comunque di trappole. C’è dell’altro. Eppure, si potrebbe dire che la vita è una trappola. Scrivere può essere una trappola. Certi scrittori tendono a riproporre quello che in passato è piaciuto ai lettori. Allora sono finiti. Lo slancio creativo di tanti autori è breve. Ascoltano le lodi sperticate e ci credono. C’è solo un giudice ultimo della scrittura ed è lo scrittore. Quando diventa preda di critici, redattori, editori e lettori è finito. E naturalmente quando diventa preda della fama e della gloria potete buttarlo a mare insieme agli stronzi.
Ogni nuova riga è un inizio e non ha niente a che fare con quelle che la precedono. Si ricomincia daccapo ogni volta. E naturalmente non è tutto oro. Il mondo vivrebbe molto più facilmente senza libri che senza fogne. E ci sono posti sulla terra dove ce ne sono pochi degli uni e delle altre. Io naturalmente preferirei vivere senza fogne, ma io sono malato.
Non c’è niente che possa impedire a un uomo di scrivere, tranne se stesso. Se uno desidera scrivere, lo farà. I rifiuti e il ridicolo serviranno solo a rafforzarlo. E più lo ostacolano, più forte diventa, come una massa d’acqua che preme contro una diga. Scrivendo non si perde mai; ti fa ridere le dita dei piedi mentre dormi, ti fa muovere come una tigre, ti accende l’occhio e ti mette faccia a faccia con la Morte. Morirai guerriero, sarai onorato all’inferno. Fortuna della parola. Vai, lanciala. Sii il Buffone delle Tenebre. E’ divertente. E’ divertente. Un’altra riga ancora..."

Charles Bukowski - Il capitano è fuori a pranzo




Today's Song: Linea77 - Moka



21 agosto 2008

L'ultimo libro

"Per cento anni e più il mondo, il nostro mondo, è stato in agonia. E non un uomo, in questi ultimi cento anni, è stato abbastanza pazzo per mettere una bomba nel buco del culo del creato e di farlo saltare in aria. Il mondo marcisce, muore a poco a poco. Ma ci vuole il coup de grace, ci vuole, per farlo andare in pezzi. Nessuno di noi è intatto, eppure abbiamo in noi tutti i continenti e i mari che stanno fra i continenti e gli uccelli dell'aria. Noi dobbiamo sopprimerla, l'evoluzione di questo mondo che è morto ma che ancora non è stato sepolto. Noi nuotiamo alla superficie del tempo e ogni altra cosa è annegata, sta annegando, annegherà. Sarà un fatto enorme, il libro.
Vi saranno oceani di spazio in cui muoversi, deambulare, cantare, ballare, arrampicarsi, nuotare, far salti mortali, gemere, violentare, assassinare. Una cattedrale, una cattedrale vera e propria, alla cui edificazione contribuiranno tutti quelli che han perduto la propria identità. Ci saranno messe per i poveri morti, preghiere, confessioni, inni, lamenti funebri e chiacchiere, una specie di criminale sventataggine; ci saranno rosoni e gronde scolpite e accoliti e altri a reggere i cordoni del carro funebre. Si potrà entrare coi cavalli al galoppo per le navate. Si potrà battere la testa contro i muri: non cedono. Pregare nella lingua preferita, accovacciarsi sugli scalini e dormire. Durerà mille anni almeno questa cattedrale, e non ci saranno repliche perchè i costruttori saranno morti e la formula anche. Faremo stampare cartoline, organizzeremo giri turistici. Costruiremo una città attorno alla cattedrale, creeremo una libera comunità.
Non ci occorre il genio: il genio è morto. Ci occorrono mani forti, spiriti disposti a piantarla con i fantasmi e a mettere su carne..."

(in questo passo Miller parla di un libro che ha intenzione di scrivere con l'amico Boris, questa descrizione è fuori di testa, ndr).

Henry Miller - Tropico del Cancro


Today's Song: Modena City Ramblers - Clan Banlieu



9 luglio 2008

The Libraniac

Distolgo per qualche attimo lo sguardo da assetti organizzativi, imprenditori, Fuck Off S.p.a. e compagnia bella. Mi guardo intorno e vedo grattacieli di libri, centinaia di libri. I comignoli fuori, spettatori muti e silenti; sento che in fondo mi osservano nel riquadro della finestra - hanno un paio di occhi rettangolari su ogni lato e si arroventano al Sole del primo pomeriggio.
"Concetti, non pensieri! Non superarai l'esame con stupide riflessioni fluttuanti nella testa!".
Già fottuto comignolo, hai anche ragione. Ma sono un uomo, non una macchina, o altro (che sia poi veramente umano?).
Penso ai libri che inondano la sala. Sapere. Decine e decine di tematiche, migliaia di anni di Storia, vite spezzate, uomini e donne sopraffatti da qualsiasi cosa, che sia amore o odio, bellezze architettoniche e paradisi artificiali, l'Italia, il Mondo, l'Universo (e spesso oltre). Chilometri di carta stampata che non riuscirei mai a percorrere interamente, nemmeno donandogli tutto il mio tempo, tutti i miei anni, tutta la mia eternità. Ed è solo una piccola pozza di sapere - la mia curiosità sbatte contro ogni copertina.
Se solo tutta l'umanità potesse aprirsi un pò di più alla lettura delle sue stesse opere.. addio falsi dei, addio demoni, addio tanto cara auto-distruzione.

E al diavolo i comignoli, io adoro questi voli scriteriati! (al "pindarici" forse ci arriverò un giorno)

Restare seduto e percorrere la regione del mondo spirituale; ho esperimentato questo vantaggio con i libri. Ubriacarsi con un solo bicchiere di vino; ho provato questo piacere bevendo il liquore delle dottrine esoteriche."

Kamàl - Uddìn da H.D.Thoreau - Walden




Today's Song: David Bowie - Ziggy Stardust



2 giugno 2008

L'orologio segna il minuto - ma che mai segna l'eternità?

"Chi mai va là? affamato, brutale, mistico, nudo;
Come faccio a estrar forza dal manzo che mangio?

Che cos'è l'uomo, insomma? Che cosa sono io? Che cosa sei tu?

Tutto ciò che contrassegno come mio tu devi controbilanciarlo con ciò che è tuo,
Altrimenti prestarmi ascolto sarebbe tempo perduto.

Io non piagnucolo come quelli che gemono su tutto il mondo,
Perchè i mesi sono vani, la terra null'altro che fango e sozzura.

Gemiti e scoramenti mischiateli con le polverine per i malati, il conformismo passi in quarta fila,
Io porto il cappello come mi piace, in casa e fuori di casa.

Perchè dovrei pregare? perchè venerare e fare tante cerimonie?

Dopo aver nell'analisi spaccato un capello in quattro, dopo essermi consultato con dottori e aver calcolato rigorosamente,
Non trovo grasso che mi sia più caro di quello che aderisce alle mie ossa.

In ogni persona ritrovo me stesso, non uno che mi superi, non uno che valga un chicco d'orzo di meno,
E il bene e il male che dico di me lo dico pure di loro.

Io so che sono solido e sano,
Verso me i convergenti oggetti dell'universo perpetuamente fluiscono,
Tutti recano scritte per me, e io devo decifrare il senso di queste scritte.

Io so che sono immortale,
So che quest'orbita mia non può venir misurata dal compasso del falegname,
So che non dileguerò come l'ardente cerchio che nella notte un bambino traccia con un tizzone acceso.

Io so d'essere augusto,
Non mi tormento lo spirito perchè rivendichi i meriti suoi e si faccia capire,
Vedo che le leggi elementari non chiedono mai scusa,
(Ritengo dopo tutto di non comportarmi con orgoglio maggiore della livella, con l'aiuto della quale edifico la mia casa.)

Esisto come sono, e tanto mi basta,
Se nessuno nel mondo lo sa me ne resto tranquillo,
Se ognuno e tutti lo sanno me ne resto tranquillo.

Un mondo almeno lo sa e di gran lungi il più vasto per me, e cioè il mio io,
E sia che oggi consegua tutto quanto mi spetta, o debba attendere dieci mila anni o dieci milioni di anni,
Posso accettarlo adesso con letizia, e con uguale letizia posso aspettarlo.

La presa del mio piede è calettata a incastro nel granito,
Me ne rido di ciò che voi chiamate dissoluzione,
Io conosco l'eternità del tempo."

Walt Whitman - Foglie d'Erba (Il canto di me stesso, n°20)


Today's Song: Eddie Vedder and The Million Dollar Bashers - All Along The Watchtower



28 aprile 2008

We do not ride on the railroad; it rides upon us.

"Qualcuno mi dice: « Mi meraviglio che lei non metta soldi da parte; le piace viaggiare: oggi potrebbe prendere il treno e andare a Fitchburg a visitare il paese ». Io sono più saggio. Ho imparato che il viaggiatore più svelto è quello che va a piedi. Dico a un amico mio: «Supponiamo di fare a chi arriva prima in un dato posto. La distanza è di trenta miglia, la spesa 90 cents, cioè quasi il salario giornaliero di un operaio. Mi ricordo ancora quando gli operai che lavoravano per questa stessa ferrovia percepivano 60 cents al giorno. Bene, io parto adesso, a piedi, e arriverò là prima di notte: ho viaggiato per un’intera settimana a questa velocità. Nel frattempo, tu ti sarai guadagnato i soldi occorrenti per andarvi, e vi arriverai domani o forse stasera se avrai la fortuna di trovare un buon lavoro. Cioè, invece di andare subito a Fitchburg, resterai qui a lavorare, per quasi tutta la giornata. E in questo modo, credo che ti precederei anche se la ferrovia facesse il giro del mondo. Quanto poi a vedere la campagna e acquistare esperienze di questo genere, ti supererei tanto che poi dovrei rompere completamente la nostra amicizia». Questa è la legge universale che nessuno può mai superare e che, riguardo la ferrovia, si può dire sia applicabile in lungo e in largo. Fare una ferrovia intorno al mondo, utile a tutti, è come graduare la superficie del pianeta. Gli uomini hanno l’oscura convinzione che – se continueranno abbastanza a lungo in questa attività di capitali sociali e lavoro manuale – tutti, alla fine, potranno andare in qualche parte, in pochissimo tempo e senza spese; ma sebbene una folla si precipiti alla stazione e il bigliettaio gridi « in carrozza », appena si sarà dissipato il fumo e condensato il vapore, si vedrà che quelli che si trovano sul treno sono pochi, e che gli altri sono rimasti sotto le ruote: ciò si chiamerà e sarà «un tragico incidente». Certamente potranno viaggiare quelli che si sono guadagnati i soldi del biglietto se pure vivranno tanto; ma per allora, probabilmente, avranno perduto l’elasticità e il desiderio di viaggiare. Questo gettare via la maggior parte della vita umana guadagnando danaro per godere di una libertà piuttosto dubbia nel periodo meno prezioso dell’esistenza, mi fa ricordare quell’inglese che andò in India a fare fortuna per poi tornare in Inghilterra e fare la vita del poeta. Avrebbe dovuto rinchiudersi subito in una soffitta. « Come! » esclama una gran massa di irlandesi balzando in piedi da tutte le capanne della terra, « non è forse una buona cosa questa ferrovia che abbiamo costruito? » « Si » rispondo, « relativamente buona, cioè in quanto avreste anche potuto fare di peggio; ma poiché siete miei fratelli, avrei voluto che impiegaste meglio il vostro tempo, invece che lavorare in questo sudiciume. »"

Henry David Thoreau - Walden




Today's Song: The Who - The Real Me (from Quadrophenia)



9 marzo 2008

Il rogo dei libri

Quando il regime ordinò che in pubblico fossero arsi
i libri di contenuto malefico e per ogni dove
furono i buoi costretti a trascinare
ai roghi carri di libri, un poeta scoprì
- uno di quelli al bando, uno dei meglio - l'elenco
studiando, degli inceneriti, sgomento, che i suoi
libri erano stati dimenticati. Corse
al suo scrittoio, alato d'ira, e scrisse ai potenti una lettera.
Bruciatemi!, scrisse di volo, bruciatemi!
Questo torto non fatemelo! Non lasciatemi fuori! Che forse
la verità non l'ho sempre, nei miei libri, dichiarata? E ora voi
mi trattate come se fossi un mentitore! Vi comando:
bruciatemi!

Bertolt Brecht - Il rogo dei libri

qualcuno mi bruci...!

(memo collegato: leggi/guarda Fahrenheit 451)




Today's Song: Animals - The House of the Rising Sun (altro che Pooh...)