21 maggio 2009

Sarò il parco selvaggio in mezzo a un incubo di perfezione

Fino a dieci anni di età io non mi resi conto che esistessero paesi “caldi”, posti dove non c’è da sudarsi la vita, né tremare né far finta che questo sia tonico, inebriante. Dovunque c’è freddo, lì c’è gente che sgobba a morte e quando mettono al mondo un bambino, insegnano al bambino il vangelo del lavoro; che, in fondo, non è altro che la dottrina dell’inerzia. I miei eran completamente nordici, cioè a dire idioti. Ogni idea sbagliata che mai sia stata espressa, l’avevano loro. La dottrina della pulizia, per non dire della rettitudine. Eran penosamente puliti. Ma dentro puzzavano. Mai avevano aperto la porta che mena all’anima; mai si sognarono di fare un salto nel buio. Dopo pranzo subito lavavano i piatti e li mettevano nella credenza; dopo letto, il giornale veniva piegato con cura e riposto su uno scaffale; dopo lavati i panni li stiravano e li ripiegavano e poi li riponevano nei cassetti. Ogni cosa per il domani, ma il domani non veniva mai. Il presente era solo un ponte e su questo ponte essi ancora gemono, come geme il mondo, e non c’è un idiota, mai, che pensi di far saltare il ponte.

Henry Miller, Tropico del Cancro



Conformity by Vicodininja


Today's Song: Pearl Jam - Breath



2 commenti:

Luisa ha detto...

temo che la mentalità di molte persone sia simile a quella dei genitori di Miller. Pulita fuori, sporca dentro. Proiettata ad un domani che non arriva mai, perchè dimenticano di vivere il presente...una condizione esistenziale che rende la vita una frustrante sala d'attesa con scadenza la morte. Miller scrivendo questo capolavoro ha saputo raccontarci il presente, vivendolo lui stesso in prima persona e ci ha aperto gli occhi su ciò che siamo e che spesso fingiamo di non essere...un libro che è un pugno nello stomaco, sincero fino a far male, ma necessario come la libertà!

lucA ha detto...

si. si. un libro che ti sbatte in faccia la realtà con parole critiche, ironiche, senza pudore, ma che ti colpiscono e ti aiutano a comprendere il marcio della società moderna sotto quella crosta quasi aggraziata di ipocrisia.

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