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16 marzo 2010

[break]

Ci son quegli attimi in cui scrivere è quasi fottutamente necessario, al di là di tutti i prosciutti e le targhette premio che qualche accademico ti potrebbe elargire insieme a sorrisi smaltati forzati, al di là dei San Valentino e delle operazioni commerciali studiate dai santoni del marketing, al di là della pederastia, dei cocomeri.. di tutto.
Che si tratti di sputare addosso alla società consumistica, che si tratti di farsi spaccare in due da un crepuscolo o snocciolare un sogno, non importa. E' giocare a fare lo scrittore, è volare è strisciare come un verme.. al diavolo - qualunque cosa sia è un apriscatole dell'anima (millerismo).
Sei Tu, la tua penna e un foglio. Oppure sei Tu e un computer. E' il Mondo e sei Tu, o pure una lampada e il foglio. E' anche la tua penna infilzata in un foglio. Il foglio che si mangia la lampada mentre la penna sta a guardare divertita.
E' orgia rituale, balletto cosmico, insalata d'inchiostro con le pere, cavalcata onirica nel regno del caos.

Ma non basta. Quando tutto questo è scalzato dalle routines, dallo sciabordare degli impegni troppo quotidiani, dal tempo - dio, quel cavolo di tempo che continua a farneticare di dovere e di legge e di ordine - beh, a quel punto è come avere soltanto un misero cucchiaino per raccogliere fiumi di nettare che escono dalla tua mente in seguito a strani e intermittenti fremiti elettrici. Già..

Ed è proprio per questo motivo che ti raggiunge il desiderio di andartene a scrivere un poema epico sopra una bagnarola galleggiante su quel nettare, lavando via la schizofrenia industriale con la tua lunga barba da re nordico.

(E' per questo che solamente assaggi del genere riesco a dare in mezzo ai loop in-finiti della vita da studentequalcosa. Non vedo l'ora di uscire per un po')

Dopo tutto sto casino, e via dicendo, arrivai al punto che avevo bisogno di un po' di solitudine proprio per fermare il meccanismo di "pensare" e di "godere" che chiamano "vita", avevo bisogno di stendermi sull'erba e guardare le nuvole."
Jack Kerouac, Viaggiatore solitario


Break in the Storm
Break in the Storm by billyunderscorebwa


Today's Song: Sigur Rós - Viðrar Vel Til Loftárása (meravigliosa.)



20 settembre 2009

E cosi vorresti fare lo scrittore?

Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo.
a meno che non ti venga dritto dal
cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.
se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla
macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.
se lo fai solo per soldi o per
fama,
non farlo.
se lo fai perché vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.
se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun
altro,
lascia perdere.

se devi aspettare che ti esca come un
ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro.
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.

non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall’auto-
compiacimento.
le biblioteche del mondo hanno
sbadigliato
fino ad addormentarsi
per tipi come te.
non aggiungerti a loro.
non farlo.
a meno che non ti esca
dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all’omicidio,
non farlo.
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.

quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da
sé e continuerà
finché tu morirai o morirà in
te.

non c’è altro modo.

e non c’è mai stato

Charles Bukowski, E cosi vorresti fare lo scrittore?




Charles Bukowski by DocSonian


input da Retroguardia 2.0

dovremmo scrivercelo in testa e, per star sul sicuro, sbattercelo in faccia tutte quelle volte che proviamo a sputare fuori a forza qualche riga, nonostante favolose idee gironzolino in testa (a sto punto è meglio scarabocchiare sul taccuino).
basta.

2 dicembre 2008

Pensieri #4

Non c'è nulla di peggio di un blocco creativo in scrittura, una sensazione amara e angosciante che parte da una piccola apertura di anti-materia che si allarga poi a spirale brutale, creata nell'etere della mente e nel Vuoto, verso il quale i tuoi occhi fissano. Fissano, spalancati, terrorizzati, le iridi che gridano. Ad un certo punto sei un mulino che non raccoglie più acqua, giri a vuoto mentre i tuoi liquidi pensieri migliori sguazzano lontani dalla presa, senti di non poter più fornire energia buona, cosmica che il tuo Io a forma di trottola necessita per gironzolare nell'Universo e che forse anche altri Io trottola agguantano da qualche parte, per funzionare. E' tutto qui, buona parte sottoforma di geroglifici esadecimali e incisioni molecolari.
Devo ritrovare la sinapsi giusta. Estrarre la penna dall'elsa e combattere ancora e ancora... ancora...per me

Se solo la mia mano potesse "tenere il ritmo della mia anima" - Jack Kerouac


Today's Song:Le Luci Della Centrale Elettrica - La Lotta Armata Al Bar



28 agosto 2008

Per me scrivere è tirare fuori la morte dal taschino, scagliarla contro il muro e riprenderla al volo.

"Nella nostra vita, tutti finiamo per farci prendere e dilaniare da varie trappole. Nessuno sfugge. Alcuni addirittura ci convivono. Il trucco è rendersi conto che una trappola è una trappola. Se ci caschi dentro e non te ne accorgi sei finito. Credo di aver individuato quasi tutte le mie trappole e di averle descritte. Scrivere, naturalmente, non vuol dire parlare sempre e comunque di trappole. C’è dell’altro. Eppure, si potrebbe dire che la vita è una trappola. Scrivere può essere una trappola. Certi scrittori tendono a riproporre quello che in passato è piaciuto ai lettori. Allora sono finiti. Lo slancio creativo di tanti autori è breve. Ascoltano le lodi sperticate e ci credono. C’è solo un giudice ultimo della scrittura ed è lo scrittore. Quando diventa preda di critici, redattori, editori e lettori è finito. E naturalmente quando diventa preda della fama e della gloria potete buttarlo a mare insieme agli stronzi.
Ogni nuova riga è un inizio e non ha niente a che fare con quelle che la precedono. Si ricomincia daccapo ogni volta. E naturalmente non è tutto oro. Il mondo vivrebbe molto più facilmente senza libri che senza fogne. E ci sono posti sulla terra dove ce ne sono pochi degli uni e delle altre. Io naturalmente preferirei vivere senza fogne, ma io sono malato.
Non c’è niente che possa impedire a un uomo di scrivere, tranne se stesso. Se uno desidera scrivere, lo farà. I rifiuti e il ridicolo serviranno solo a rafforzarlo. E più lo ostacolano, più forte diventa, come una massa d’acqua che preme contro una diga. Scrivendo non si perde mai; ti fa ridere le dita dei piedi mentre dormi, ti fa muovere come una tigre, ti accende l’occhio e ti mette faccia a faccia con la Morte. Morirai guerriero, sarai onorato all’inferno. Fortuna della parola. Vai, lanciala. Sii il Buffone delle Tenebre. E’ divertente. E’ divertente. Un’altra riga ancora..."

Charles Bukowski - Il capitano è fuori a pranzo




Today's Song: Linea77 - Moka