Un flash mi porta ad una festa. Una di quelle feste che si organizzano per il compleanno di qualcuno, una trovata fai-da-te incastrata nella stanza di una casa, non troppo grande ma abbastanza per contenere quattro risate e una manciata di suoni messi alla rinfusa. E’ il principio, o la fine, oppure semplicemente il grosso della masnada è uscito a fumare tra chissà quale piega del tempo, fatto sta che nella stanza mi guardo attorno e vedo poche briciole di umanità. Forse c’è un recipiente per il ponce, delle patatine, forse non è niente di tutto questo. Qualcuno mi trascina per il braccio e mi porta davanti ad una ragazza, per conoscerla; poi scompare. La ragazza ha un buon sorriso, ha i capelli chiari e il tempo pare andare avanti senza tregua durante tutta la presunta conversazione che sto avendo con lei. Ad un tratto mi chiede se le piaccio, mentre allarga il suo dolce sorriso sopra di me. Io non dico nulla, il mio viso non si contrae in alcuna smorfia che possa tradire disinteresse, timidezza, sorpresa. Nell’attesa della risposta il suo volto cambia: i lembi del sorriso lentamente allentano la presa e lasciano cascare la sua bocca in un’espressione prima incredula, poi malinconica. Sembra che stia per scoppiare in lacrime, comincia a farfugliare qualcosa un po’ impacciata. “No perché pensavo.. insomma.. il fatto è c”.
Le parole smettono di uscire da quel che poco prima era un buon sorriso diamantino, non la vedo in volto ma so per certo che ha gli occhi sgranati dalla sorpresa. Ho la lingua nella sua bocca e sto cercando un abbraccio che ancora non arriva.
La sua richiesta mi aveva fatto pensare che non-era-poi-un-gran-chè e però-a-me-piacciono-diverse e.. e poi ha cominciato a ronzarmi in testa senza alcun motivo I want you di Dylan, mi son detto “al diavolo!” e mi son lanciato sulla sua dolcezza mentre farfugliava parole di imbarazzo. Woosh. Rapido spostamento d’aria ed ero sulle sua labbra.
The silver saxophones say I should refuse you… But it's not that way, I wasn't born to lose you.
I want you, I want you, I want you so bad.
Dopo un primo momento di stupore sì, si è lasciata andare.
I want you, proprio quella. Quella di quando si scatena la passione tra Ledger (Robbie Clark) e la Gainsbourg (Claire) in quel film fantastico che è Io non sono qui.
C'è forse la stessa carica, lo stesso slancio della scena. C'è uno di quei fotogrammi incastonato nel mio film, ma con la consistenza lunare del sogno.
[Ancora non mi convinco del fatto che la Gainsbourg sia realmente “brutta”. C’è qualcosa di intrigante in una donna francese. Quel che ho fatto nel sogno probabilmente l’avrei fatto anche con lei. Avrei pensato “al diavolo!” e avrei bevuto direttamente alla sorgente di un altro buon sorriso.]
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17 dicembre 2009
19 luglio 2009
Requiem for a(n half) dream, part #5
Mi rammarica il fatto di riuscire a ricordare soltanto un'immagine fuggevole:
Sono in un pub illuminato da una luce ambrata, un aspetto irlandese suggerito dalla mobilia marrone. Mi avvicino al bancone, dove siede un signore piuttosto anziano. Siedo sullo sgabello e mi aspetto che mi offra un whiskey, con ferma certezza. Il vecchio mi allunga uno scotch (o qualcos'altro - vago). Non era quello a cui avevo pensato e resto quasi stupito. Lui sorride e solleva il suo bicchiere.
Mi piacerebbe riuscire a tornare nel pub questa notte. Ma, beh, a quest'ora sarà anche chiuso.
Il bello è che, nel sogno, la luce ambrata di un pub irlandese può rimanere accesa fino alle prime luci dell'alba.
post.scriptum.: pubblicazione in Mi maggiore (dato il gran numero di pronomi personali mi)
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Today's Song: Explosions In The Sky - An Ugly Fact Of Life
commuovente quando l'ho sentita ne Il cacciatore di aquiloni
Sono in un pub illuminato da una luce ambrata, un aspetto irlandese suggerito dalla mobilia marrone. Mi avvicino al bancone, dove siede un signore piuttosto anziano. Siedo sullo sgabello e mi aspetto che mi offra un whiskey, con ferma certezza. Il vecchio mi allunga uno scotch (o qualcos'altro - vago). Non era quello a cui avevo pensato e resto quasi stupito. Lui sorride e solleva il suo bicchiere.
Mi piacerebbe riuscire a tornare nel pub questa notte. Ma, beh, a quest'ora sarà anche chiuso.
Il bello è che, nel sogno, la luce ambrata di un pub irlandese può rimanere accesa fino alle prime luci dell'alba.
post.scriptum.: pubblicazione in Mi maggiore (dato il gran numero di pronomi personali mi)
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Today's Song: Explosions In The Sky - An Ugly Fact Of Life
commuovente quando l'ho sentita ne Il cacciatore di aquiloni
1 gennaio 2009
Requiem for a dream, part #4
Lei, seduta da qualche parte nel centro della saletta; paziente, aspetta che inizi la visione mentre mi do da fare tra cavi e impianti, aiutato da mia madre e mia sorella. Noto che è la solita saletta, nel negozio di mio padre. Ma, oltre alla presenza inconsueta di una specie di podio, dal quale Lei osserva, sembra che la struttura della stanza si mischi con quella dell'altra saletta. Ma so esattamente dove sono.
«Attacca il panettone» mi sento dire.
Gli occhi stupiti incrociano una specie di panettone, vicino al telo da proiezione. Lo prendo e lo giro, lo esamino, riesco a collegarlo ma sono ancora più incredulo. Dopo quel collegamento, tutto parte. Salgo sul podio e mi vado a sdraiare a pancia in giù accanto a Lei, passando davanti ai suoi occhi appiccicati alle immagini sullo schermo. Estatica. Il tessuto del tempo si lacera.
Dopo qualche istante la sua mano sinistra cerca il mio volto e senza staccare gli occhi dai miraggi di fronte, Lei mi accarezza. Le prendo la mano e infilo teneramente le mie dita tra le sue. Si volta, mi sorride.
Esita un momento. Poi mi dice:
«Oggi pomeriggio parliamo e ci vediamo stasera»
Una gioia nel suo sguardo mi colpisce.
Poi se ne va.
Scendo dal podio e sono vicino ad un grosso tavolo in un bar. Amici che non riconosco sono seduti tutt'intorno - parlo con uno di loro, in piedi, sul lato più corto del tavolo. Un rintocco di Eterno e mi avvicino all'uscita del locale, dopo aver salutato il gruppo.
Appena varcata la soglia, sono in strada, una strada di Londra. Il mio mondo si è trasformato in una scenografia britannica. Mi incammino verso nord, poi giro l'angolo. Riconosco gli ambienti di una vacanza, passeggio deciso tra le vie londinesi e osservo il verde degli alberi che pian piano aumenta.
Capisco che mi sto avvicinando a Hyde Park. Infatti, passo la cancellata e mi infilo in un viale che si immerge nel manto erboso, tra scoiattoli e chimere. Mi accorgo della presenza di una ragazza davanti a me, una ragazza minuta, i capelli color del rame - non è Lei. Mi incuriosisce la sua espressione di stupore e la seguo, inghiottito dal mio cappotto scuro. Ad un tratto si ferma ai piedi di un albero e alza lo sguardo verso l'alto, tra le fronte nodose di quel vecchio antenato.
Adesso vedo con i suoi occhi, osservo le fronde. Un'espressione di terrore si dipinge su quegli occhi, sui miei occhi, quando scorgo un serpente, biscia pinea greca, appollaiato su uno dei rami, pronto a balzare su quel volto.
(Il nome del serpente, una consapevolezza improvvisa, come se conoscessi a fondo la sua fama, inesistente)
Un urlo soffocato, un gridolino. La ragazza scappa e io sono le sue gambe, sono i suoi occhi, io sono il suo terrore che divampa, la sua fuga. Da ogni albero sul viale cadono pinee greche. La corsa continua.
Finisce il viale, la ragazza-io sale sopra un piano rialzato. E' in salvo. Forse.
E il sogno si strappa.
» Requiem for a dream
Today's Song: Tre Allegri Ragazzi Morti - Il principe in bicicletta
«Attacca il panettone» mi sento dire.
Gli occhi stupiti incrociano una specie di panettone, vicino al telo da proiezione. Lo prendo e lo giro, lo esamino, riesco a collegarlo ma sono ancora più incredulo. Dopo quel collegamento, tutto parte. Salgo sul podio e mi vado a sdraiare a pancia in giù accanto a Lei, passando davanti ai suoi occhi appiccicati alle immagini sullo schermo. Estatica. Il tessuto del tempo si lacera.
Dopo qualche istante la sua mano sinistra cerca il mio volto e senza staccare gli occhi dai miraggi di fronte, Lei mi accarezza. Le prendo la mano e infilo teneramente le mie dita tra le sue. Si volta, mi sorride.
Esita un momento. Poi mi dice:
«Oggi pomeriggio parliamo e ci vediamo stasera»
Una gioia nel suo sguardo mi colpisce.
Poi se ne va.
Scendo dal podio e sono vicino ad un grosso tavolo in un bar. Amici che non riconosco sono seduti tutt'intorno - parlo con uno di loro, in piedi, sul lato più corto del tavolo. Un rintocco di Eterno e mi avvicino all'uscita del locale, dopo aver salutato il gruppo.
Appena varcata la soglia, sono in strada, una strada di Londra. Il mio mondo si è trasformato in una scenografia britannica. Mi incammino verso nord, poi giro l'angolo. Riconosco gli ambienti di una vacanza, passeggio deciso tra le vie londinesi e osservo il verde degli alberi che pian piano aumenta.
Capisco che mi sto avvicinando a Hyde Park. Infatti, passo la cancellata e mi infilo in un viale che si immerge nel manto erboso, tra scoiattoli e chimere. Mi accorgo della presenza di una ragazza davanti a me, una ragazza minuta, i capelli color del rame - non è Lei. Mi incuriosisce la sua espressione di stupore e la seguo, inghiottito dal mio cappotto scuro. Ad un tratto si ferma ai piedi di un albero e alza lo sguardo verso l'alto, tra le fronte nodose di quel vecchio antenato.
Adesso vedo con i suoi occhi, osservo le fronde. Un'espressione di terrore si dipinge su quegli occhi, sui miei occhi, quando scorgo un serpente, biscia pinea greca, appollaiato su uno dei rami, pronto a balzare su quel volto.
(Il nome del serpente, una consapevolezza improvvisa, come se conoscessi a fondo la sua fama, inesistente)
Un urlo soffocato, un gridolino. La ragazza scappa e io sono le sue gambe, sono i suoi occhi, io sono il suo terrore che divampa, la sua fuga. Da ogni albero sul viale cadono pinee greche. La corsa continua.
Finisce il viale, la ragazza-io sale sopra un piano rialzato. E' in salvo. Forse.
E il sogno si strappa.
Allungai una mano e vidi i suoi occhi. Sembravano miopi. Ecco perchè non si era mai accorta che la seguivo, perchè non mi aveva mai riconosciuto, chiedendosi chi fossi, forse vedendo soltanto una grossa chiazza nel paesaggio.
- Lawrence Ferlinghetti
» Requiem for a dream
Today's Song: Tre Allegri Ragazzi Morti - Il principe in bicicletta
26 ottobre 2008
Requiem for a dream, part #3
(Uno scricchiolio leggero nell'immenso Silenzio della Grande Montagna. L'aquila osserva la piccola sagoma ricurva di un ragazzo, zaino in spalla, che risale il fianco del gigante bianco perlaceo. Punta dritto verso un piccolo spiazzo tra due picchi, su uno di questi la maestosa aquila continua ad osservarlo dall'alto del suo nido, con attenzione affamata.)
Sento la ghiaia che scricchiola sotto i miei piedi e finalmente raggiungo lo spiazzo tra i due picchi, avvicinandomi a quello sulla sinistra. Un'aquila si allontana dalla cima dopo avermi osservato per qualche istante. Lanciando il suo grido millenario nel cielo turchese nuota nell'aria rarefatta - e chissà dove andrà, chissà dove andrà la mia aquila balzando giù dal suo eremo di marmo bianco..
Poso la mia attrezzatura nell'apertura sulla base del picco e subito mi metto comodo. Seduto, davanti a me il Vuoto, osservo la magnifica vista e la mia anima urla di gioia. Sorrido, le braccia appoggiate sulle ginocchia, le mani che si sfiorano, quasi in una preghiera alla creazione. Il posto è veramente magnifico - il cielo, il colore della montagna, il silenzio spirituale. E poi il panorama più sotto, batuffoli bianchi di civiltà e poi un mare immenso - lo sguardo che scorre dal basso verso l'alto, la linea dove le acque si congiungono con il celeste e poi di nuovo su in direzione dello Zenit delle nostre vite.
Mi guardo intorno. Vedo che nell'altro picco si apre un'entrata, proprio come nel mio, ma l'apertura è più estesa. Vedo due piani, come in una casa - e segni della presenza dell'uomo: coperte, vestiti stesi, un giaciglio.
Ad un certo punto vedo un'uomo che sbuca fuori da un tendaggio al secondo piano, in braccio un neonato. Scende le scale arrivando al primo piano, esce dall'apertura e si ferma ad osservare il panorama con sguardo felice. Poi, vedendomi, si avvicina e mi siede accanto.
"Hi" faccio io.
"Hi, da dove vieni?" mi risponde, come se sapesse perfettamente che sono italiano. Ma io immagino che lui venga da qualche paese anglosassone, un pò per l'aspetto, un pò per l'accento con cui mi ha posto quella domanda.
Continuo a parlare in inglese.
"Italy"
"Ahh Italy, yes.. i know"
Ci voltiamo quasi simultaneamente e continuamo ad osservare il mondo giù sotto, sorridendo. Qualcosa di potente ci lega, anche se non ci conosciamo.
Sto per cominciare a fargli domande e raccontargli il mio viaggio ma una voce mi trascina fuori dal sogno - mia madre che mi sveglia.
Poco dopo aver ricordato il sogno sento una sorta di delusione, avrei voluto parlare con il viandante e sapere cosa l'ha portato in quel posto meraviglioso, conoscere sua moglie, la sua compagna se era lì, giocare con suo figlio, parlare di ogni cosa tranquillamente - piccoli umani nell'abbraccio della Grande Montagna in un giorno di Sole. O semplicemente stare a guardare il mondo più sotto, straordinariamente chiaro e vivido nonostante l'altitudine. E poi la notte e le costellazioni e il Grande Spirito che avrebbe vegliato su di noi. E vedere l'aquila che ritorna al suo nido sopra il mio rifugio, in sintonia con gli umani, l'empatia.
Tornerò. Ho un sacco di cose da raccontarti, amico.
Puntate precedenti: #1 | #2
Today's Song: Emerson Lake & Palmer - Lucky Man
Sento la ghiaia che scricchiola sotto i miei piedi e finalmente raggiungo lo spiazzo tra i due picchi, avvicinandomi a quello sulla sinistra. Un'aquila si allontana dalla cima dopo avermi osservato per qualche istante. Lanciando il suo grido millenario nel cielo turchese nuota nell'aria rarefatta - e chissà dove andrà, chissà dove andrà la mia aquila balzando giù dal suo eremo di marmo bianco..
Poso la mia attrezzatura nell'apertura sulla base del picco e subito mi metto comodo. Seduto, davanti a me il Vuoto, osservo la magnifica vista e la mia anima urla di gioia. Sorrido, le braccia appoggiate sulle ginocchia, le mani che si sfiorano, quasi in una preghiera alla creazione. Il posto è veramente magnifico - il cielo, il colore della montagna, il silenzio spirituale. E poi il panorama più sotto, batuffoli bianchi di civiltà e poi un mare immenso - lo sguardo che scorre dal basso verso l'alto, la linea dove le acque si congiungono con il celeste e poi di nuovo su in direzione dello Zenit delle nostre vite.
Mi guardo intorno. Vedo che nell'altro picco si apre un'entrata, proprio come nel mio, ma l'apertura è più estesa. Vedo due piani, come in una casa - e segni della presenza dell'uomo: coperte, vestiti stesi, un giaciglio.
Ad un certo punto vedo un'uomo che sbuca fuori da un tendaggio al secondo piano, in braccio un neonato. Scende le scale arrivando al primo piano, esce dall'apertura e si ferma ad osservare il panorama con sguardo felice. Poi, vedendomi, si avvicina e mi siede accanto.
"Hi" faccio io.
"Hi, da dove vieni?" mi risponde, come se sapesse perfettamente che sono italiano. Ma io immagino che lui venga da qualche paese anglosassone, un pò per l'aspetto, un pò per l'accento con cui mi ha posto quella domanda.
Continuo a parlare in inglese.
"Italy"
"Ahh Italy, yes.. i know"
Ci voltiamo quasi simultaneamente e continuamo ad osservare il mondo giù sotto, sorridendo. Qualcosa di potente ci lega, anche se non ci conosciamo.
Sto per cominciare a fargli domande e raccontargli il mio viaggio ma una voce mi trascina fuori dal sogno - mia madre che mi sveglia.
Poco dopo aver ricordato il sogno sento una sorta di delusione, avrei voluto parlare con il viandante e sapere cosa l'ha portato in quel posto meraviglioso, conoscere sua moglie, la sua compagna se era lì, giocare con suo figlio, parlare di ogni cosa tranquillamente - piccoli umani nell'abbraccio della Grande Montagna in un giorno di Sole. O semplicemente stare a guardare il mondo più sotto, straordinariamente chiaro e vivido nonostante l'altitudine. E poi la notte e le costellazioni e il Grande Spirito che avrebbe vegliato su di noi. E vedere l'aquila che ritorna al suo nido sopra il mio rifugio, in sintonia con gli umani, l'empatia.
Tornerò. Ho un sacco di cose da raccontarti, amico.
"Oh, come si desidera a volte poter scappare dall'insulsa monotonia dell'umana eloquenza, dalle frasi sublimi, per cercare rifugio nella natura, apparentemente così silenziosa, oppure nel mutismo di fatiche lunghe ed estenuanti, del sonno profondo, di musica vera o dell'umana comprensione zittita dall'emozione!"
Boris Pasternak - Il Dottor Zivago
Puntate precedenti: #1 | #2
Today's Song: Emerson Lake & Palmer - Lucky Man
5 marzo 2008
Requiem for a dream, part #2
In piedi, osservo dall'alto un gruppo di ragazzini che corrono e giocano più sotto. Sono nella via che esce da casa mia, ma è totalmente diversa: sotto i miei piedi e davanti a me scorre una lunga galleria inclinata verso il basso, verso la via traversa dove scorrazzano le piccole anime, illuminata da qualche stella eterna che potrebbe essere il Sole - e probabilmente lo è - e la galleria è gremita di enormi e piccoli macigni, mi ricorda una strada di montagna percorsa nel vivo della mia infanzia. Una strana atmosfera. Mentre fisso il fondo del cunicolo, nella semi-oscurità la quarta persona singolare mi agita davanti al naso un macigno di forma vagamente cubica:
«Tieni, scrivici sopra una poesia e non preoccuparti di quanto sia lunga, tanto ci sono un sacco di massi qua intorno. Poi falla rotolare giù per questa via, verso quei bambini.»
Perplesso, guardo la figura, ma non scorgo altro che una sagoma scura senza volto, che poco dopo scompare nell'ombra, impercettibile. Mi sto già chiedendo con cosa diavolo dovrei scrivere su quel masso, poi mi ricordo di avere un pennarello indelebile nero - "il pennarellone" - lo tiro fuori da chissà dove e comincio a scrivere a lettere-cubitali-sul-cubo-scuro.
La cinepresa si inceppa, rumori da lavori in corso provenienti dalla strada mi risvegliano e non ricordo altro se non la visione di un foglio
piegato in quattro parti, il segnalibro
che uso e dove mi appuntavo pensieri, sogni, parole che mi colpivano nella lettura. Non capisco che significato abbia, come il sogno, ma so che dovrò sempre tenerlo con me e non gettarlo. Una strana sensazione.. quasi come se separarmene significasse buttare una parte dei miei sogni.. una parte di me.
Puntate precedenti » #1
Today's Song: la stessa di ieri :|
«Tieni, scrivici sopra una poesia e non preoccuparti di quanto sia lunga, tanto ci sono un sacco di massi qua intorno. Poi falla rotolare giù per questa via, verso quei bambini.»
Perplesso, guardo la figura, ma non scorgo altro che una sagoma scura senza volto, che poco dopo scompare nell'ombra, impercettibile. Mi sto già chiedendo con cosa diavolo dovrei scrivere su quel masso, poi mi ricordo di avere un pennarello indelebile nero - "il pennarellone" - lo tiro fuori da chissà dove e comincio a scrivere a lettere-cubitali-sul-cubo-scuro.
La cinepresa si inceppa, rumori da lavori in corso provenienti dalla strada mi risvegliano e non ricordo altro se non la visione di un foglio
piegato in quattro parti, il segnalibro
che uso e dove mi appuntavo pensieri, sogni, parole che mi colpivano nella lettura. Non capisco che significato abbia, come il sogno, ma so che dovrò sempre tenerlo con me e non gettarlo. Una strana sensazione.. quasi come se separarmene significasse buttare una parte dei miei sogni.. una parte di me.
Puntate precedenti » #1
Today's Song: la stessa di ieri :|
12 gennaio 2008
Requiem for a dream, part #1
Una sconfinata distesa di sabbia arroventata - al di sopra, nel cielo sgombro di nuvole, il sole rimanda la sua risposta turchese - sullo scenario tardo estivo si sparpaglia un'esplosione di colori e forme: ombrelloni, sdraio,
tavolini, uomini, donne e uomini..
Sono lì, lacrime di sudore mi strisciano lungo il corpo, mentre estatico resto sulla soglia della spiaggia, in piedi, osservo la gente che si affaccenda sul deserto sabbioso, mentre il mare burrascoso in lontananza brontola e sbuffa - nemmeno un filo di vento. Gli occhi frugano a destra e a sinistra - è in quest'ultima direzione che incrocio lo sguardo con persone conosciute, riconosco Sara e Valentina:
"Hey ciao, e Marti dov'è?"
"Ciao! Boh.."
Rimango in piedi mentre dalla fornace della spiaggia giunge Fede:
"Ciao bello, dai vieni"
Lo seguo, mentre bambini giocosi mi corron davanti, inseguiti da adulti incazzati - la folla rumoreggia, un continuo "bursfuruhrgdMettiviaquellapalet..ahahdfu8rdEtidicevo..."
Arriviamo dopo un tempo insensato e un percorso oscurato da un momento di superficialità della signora Immaginazione ad un tavolino che spunta dal suolo sabbioso, ma è un tavolino da pic-nic in montagna, increspature, segni di laborio da parte di invisibili tarli - "Ciao Luca, vieni, siediti" - compare Michele, tutto a posto, solito aspetto, solita simpatia e cordialità - Vicino ci sono gli altri compagni avventurieri dell'Egitto, stanno combinando chissà cosa..
Mi siedo e comincio a parlare all'amico - musica, cultura, libri, sembriamo amici di vecchia data e potremmo parlare per l'eternità. A questo punto, qualche personaggio strano e immaginario sembra aver mozzato il suono, solo la voce mia e di Michele rimbombano nel vuoto, mentre le immagini continuano a scorrere nitide... Nitida un'onda alta kilometri e kilometri appare alla mia vista mentre parlo con l'amico, sopra la mia testa - occhi sgranati e bocca semiaperta mentre Michele continua nel suo discorso, noncurante - guardo le altre persone ma anche loro continuano a giocare, parlare, correre, leggere, solo io scorgo l'enorme onda dai bordi violetti che in men che non si dica inghiotte tutto.
Pochi secondi dopo (secondi?) e sono ancora seduto a quel tavolino, davanti a Michele, la folla rumoreggia ancora, in realtà non è successo nulla: niente annegamento, niente vestiti fradici, niente urla disperate, il nulla.
Il sogno si spegne e la realtà si riaccende - mi alzo dal letto e sorrido con lo sguardo fisso chissà dove

Today's Song: Bob Dylan - Mr Tambourine Man
tavolini, uomini, donne e uomini..
Sono lì, lacrime di sudore mi strisciano lungo il corpo, mentre estatico resto sulla soglia della spiaggia, in piedi, osservo la gente che si affaccenda sul deserto sabbioso, mentre il mare burrascoso in lontananza brontola e sbuffa - nemmeno un filo di vento. Gli occhi frugano a destra e a sinistra - è in quest'ultima direzione che incrocio lo sguardo con persone conosciute, riconosco Sara e Valentina:
"Hey ciao, e Marti dov'è?"
"Ciao! Boh.."
Rimango in piedi mentre dalla fornace della spiaggia giunge Fede:
"Ciao bello, dai vieni"
Lo seguo, mentre bambini giocosi mi corron davanti, inseguiti da adulti incazzati - la folla rumoreggia, un continuo "bursfuruhrgdMettiviaquellapalet..ahahdfu8rdEtidicevo..."
Arriviamo dopo un tempo insensato e un percorso oscurato da un momento di superficialità della signora Immaginazione ad un tavolino che spunta dal suolo sabbioso, ma è un tavolino da pic-nic in montagna, increspature, segni di laborio da parte di invisibili tarli - "Ciao Luca, vieni, siediti" - compare Michele, tutto a posto, solito aspetto, solita simpatia e cordialità - Vicino ci sono gli altri compagni avventurieri dell'Egitto, stanno combinando chissà cosa..
Mi siedo e comincio a parlare all'amico - musica, cultura, libri, sembriamo amici di vecchia data e potremmo parlare per l'eternità. A questo punto, qualche personaggio strano e immaginario sembra aver mozzato il suono, solo la voce mia e di Michele rimbombano nel vuoto, mentre le immagini continuano a scorrere nitide... Nitida un'onda alta kilometri e kilometri appare alla mia vista mentre parlo con l'amico, sopra la mia testa - occhi sgranati e bocca semiaperta mentre Michele continua nel suo discorso, noncurante - guardo le altre persone ma anche loro continuano a giocare, parlare, correre, leggere, solo io scorgo l'enorme onda dai bordi violetti che in men che non si dica inghiotte tutto.
Pochi secondi dopo (secondi?) e sono ancora seduto a quel tavolino, davanti a Michele, la folla rumoreggia ancora, in realtà non è successo nulla: niente annegamento, niente vestiti fradici, niente urla disperate, il nulla.
Il sogno si spegne e la realtà si riaccende - mi alzo dal letto e sorrido con lo sguardo fisso chissà dove
"Tutti hanno un paio di ali ma solo chi sogna impara a volare."
Jim Morrison

Today's Song: Bob Dylan - Mr Tambourine Man
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