30 giugno 2009

Sweet like candy to my soul

C'erano le canzoni che di buona mattina schizzavano fuori da un tubetto spremuto durante la notte - un sogno celato e misterioso. Mi colpiva questa loro entrata così improvvisa, improvvisata, sul palcoscenico della mia mente, mentre il carillon dei pensieri era appena stato caricato. Come al solito non mi spiegavo il motivo di quella o quell'altra canzone, ma spesso mi veniva da sorridere compiaciuto non appena mi rendevo conto di quale fosse. Eppure, può darsi che sia davvero qualche frammento dei viaggi notturni. Sorridevo perchè quelle canzoni al mattino rievocavano particolari ricordi, altre mi facevano sentire forte, altre ancora erano ballate malinconiche e commoventi. E c'era anche un pò di spazzatura.

Stamattina Lindsey Wells e vedevo quella ragazza volare tra i quartieri britannici.

E adesso ci sono anche le canzoni che appaiono improvvisamente di sera, senza alcuna associazione mentale, senza che qualcosa che veda o senta me le suggerisca. Un'esplosione improvvisa.
Son lì che mi destreggio stanco tra gli ultimi studi della giornata ed ecco che mi entra in testa Crash into me. Quella precisa canzone. Pare appropriata per il momento: dolce, rilassante, tranquilla. Come dire: «ragazzo, sei stanco. hai bisogno di questa.»

favolosa. dolce come caramella per la mia anima.
(adoro l'immagine del tizio a bordo del contrabbasso, sull'acqua. che video..)

28 giugno 2009

Estasi

Il cuore gli tremò; gli si affrettò il respiro e un ardore focoso gli passò sulle membra, come se avesse spiccato il volo verso il sole. Il cuore gli tremava in un’estasi di paura e l’anima sua era in fuga. Ascendeva, l’anima, in un’atmosfera situata oltre il mondo e il corpo ch’egli conosceva venne purificato in un soffio, liberato dall’incertezza e reso radioso, compenetrato dall’elemento dello spirito. L’estasi del volo gli illuminava gli occhi, gli rendeva ansimante il respiro e tremule, avide, radiose le membra investite dal vento.
« Uno! Due!... Attento! »
« Oh, per tutti i diavoli, annego! »
« Uno! Due! Tre e via! »
« Sotto a chi tocca! Sotto a chi tocca! »
« Uno!... Ah! »
« Stephaneforos! »
La gola gli doleva dal desiderio di lanciare un grido, il grido del falco o dell’aquila alto nei cieli, il desiderio di gridare a gran voce della sua liberazione ai venti. Questo era il richiamo della vita all’anima sua, non la voce sorda e volgare del mondo dei doveri e della disperazione, non la voce inumana che lo aveva chiamato allo scialbo servizio dell’altare. Un attimo di volo sfrenato lo aveva liberato e il grido di trionfo trattenuto dalle labbra gli fendette il cervello.

James Joyce, Dedalus




Fly by Brvno


Today's Song: Area - Gioia e Rivoluzione

20 giugno 2009

premio symbelmine

Eh. Una di quelle cose per le quali dici a te stesso «si ok, lo farò non appena avrò finito gli esami» e poi scivolano via.
Risale ormai ad aprile la mia comparsa tra le nomine di enzo e nunzy ma beh, visto che mi son ricordato dico pure io la mia.
7 blog. mmh. ok.

gruppo/i di lettura

Luisa Ferretti - Un'isola di poesia

NUNZY CONTI

Parole, immagini, gesti

questavita

Retroguardia 2.0 - il testo letterario

Utopic Nightmare - ...I felt like writing...

anche se potrei allungare questa lista oltre le 7 righe, direi che questi meritano il premio simbolico, soprattutto per gli spunti che mi han dato, per i contenuti davvero interessanti e per il fatto di poter chiamare camerati nel senso whitmaniano alcuni autori degli stessi.

pubblica post per il premio symbelmine :|

9 giugno 2009

and a (bright) wind blows

Nel ventre della balenottera azzurra alle prime scoppiettanti luci della primavera. Gli uni di fronte agli altri, non necessariamente malinconici, posando lo sguardo inespressivo verso un qualcosa che può essere un pensiero, un sogno, al di là dei finestrini del grande mammifero meccanico.

..vrtzztschhzecertevoltevorreipropriononlofacztuuhicarinoperòz
tstaseraèlavoltabuonamelosentosìììtprianonvedol'oradiarriv..

e il vociare dei pensieri nel silenzio di quella cavernosa realtà, mentre gli sventurati attendono di approdare sulla propria isola - ad attenderli, la loro Penelope, con una rosa sbocciata per sorriso.
Nel mezzo di quel frastuono, alcuni suonano pezzi melodiosi agitando l'archetto sulle corde di un violino, oppure soffiando debolmente nei fori di un'armonica, con occhi socchiusi in modo da seguire le sottili onde del suono. Queste note escono dallo sfiatatoio in alto, al centro, ricongiungendosi con la musica del mondo che sta scorrendo là fuori. Un mondo battuto dal vento. Un mondo incredibilmente ammantato di fuggevole bellezza, nonostante la presenza consapevole dei soliti grigiori. Ma il contrasto è forte, il senso di vuoto in secondo piano.
E poi ci sono loro! Una miriade di spiritelli simili a fiocchi di zucchero filato, che si librano nell'aria sospinti dal vento. Il vento di un giorno che non vuole morire, alle porte di Brescia. Il vento che ora suona al posto degli artisti-di-balena la fine di Dead Flag Blues. Soffia sulle corde di violino e accarezza lo xilofono. Gli spiritelli seguono il suo canto, tracciando linee sinuose e piroettando sopra la strada. Migliaia e migliaia di spiritelli che danzano nella musica del vento - danzano alti e fieri sopra il traffico, danzano tra i semafori e le auto parcheggiate male, davanti ai muri con scritto Portami via con te 77, 28 Maggio Strage fascista, Gesutiamo!
Danzano ancora per qualche istante e poi la musica del vento finisce. Ancora qualche bianco fiocco e poi più nulla.
I passeggeri sbattono le palpebre per riprendersi dallo charme e la musica degli uomini riprende, con un sorriso.

E pareva che in qualsiasi momento potesse volare in aria per un'esplosione inarrestabile di suspense.
Jack Kerouac, Maggie Cassidy



spring time... 3 by Freeq22

3 giugno 2009

Richard Yates - Revolutionary Road

Così mi trovo tra le mani questo Revolutionary Road, mentre varco l'uscita della biblioteca con appiccicato sul volto un mezzo ghigno di soddisfazione. E l'afa di un fine Maggio straordinariamente caldo mi investe mentre, ancora con il ghigno stampato in faccia, penso Finalmente è arrivato, spero che la lunga attesa sia ricompensata a dovere con un bel paio di cannonate o chessò io. Anche in quel Connecticut del '55, o giù di lì, è primavera. Lo sento cominciando a sfogliare il romanzo di un certo Richard Yates, che forse ho già sentito - ma no, mi inganna l'assonanza con Yeats (l'ordine diverso delle lettere centrali è curioso, uno ate=mangiò, l'altro eat=mangiare). L'edizione della Minimun Fax è un qualcosa che definirei squisita, anche se forse non è proprio il termine che si addice a come si presenta un libro. Ma forse sì, al diavolo.
Curiosa la stampa di una mano che indica, su una delle prime pagine. Curiosa la dedica A Sheila, che mi ricorda la To Sheila degli Smashing Pumpkins. Curiose, queste associazioni.

Il sipario si apre su un sipario che si chiude. Una manciata di attori si sparpaglia sul palcoscenico con il regista, dopo una rappresentazione teatrale de La Foresta Pietrificata. Buona parte dei personaggi del romanzo fa la sua timida apparizione all'inizio di questa primavera del dopoguerra. Quel che ti aspetti è forse un croccante strato di borghesia che ha ormai superato i postumi da depressione29 e sguazza allegramente nella crescita economica: le giardinette che sfrecciano sulla favolosa Statale 12, le dimore bianche tra le collinette alberate, i vialetti lastricati, gli irrigatori che volteggiano sul giardino. E in effetti, è quello che trovi sullo sfondo. Ma in primo piano ci sono i Wheeler. Beh, a prima vista si confondono in quel Vuoto disperato, ma quando iniziano a parlare e a farsi conoscere capisci che in qualche modo ne sono intrappolati. Intrappolati eppure, allo stesso modo, liberi di andarsene quando vogliono. Un pò come un datore di lavoro finto rammaricato, che incalzando ti dice: «sei libero di andartene, certo.. ma perchè te ne vuoi andare? c'è qualche problema? guarda che si può risolvere tutto».
Frank Wheeler, più della moglie April, intrappolato in quella noiosa vita da periferia, intrappolato nel lavoro più stupido del mondo. Intrappolati con un paio di figli in quella casa a Revolutionary Road, vicino alla Statale 12. Intrappolati nelle serate in compagnia dei Campbell, nelle visite dell'ansiosissima signora Givings, nei litigi a notte fonda, nei whiskey per ammazzare la noia di vite insoddisfatte. Poi il progetto del trasferimento in Europa, a Parigi, che può rappresentare la Svolta, il modo per tirarsi fuori da quei patetici scenari di mediocrità. La vera felicità, al di là dell'Atlantico. Mentre la data della partenza ancora non è vicina, Yates continua a farci giocherellare con il cubo di Rubik del racconto, incastonato dei nostri alterni sentimenti - ora di sconforto, ora di contentezza, ora di compiacimento - che combiniamo fino a scoprire, poi, una scioccante soluzione monocromatica.
La ricchezza dei particolari è impressionante ma non eccessiva: la descrizione della gestualità dei personaggi, per esempio, impressiona parecchio, armonizzata con destrezza all'interno delle vicende che si svolgono. Pare quasi una pièce teatrale in certi frangenti.
La scorrevolezza, superate le primissime pagine, è notevole; risulta estremamente facile farsi trasportare dalle pagine.

Revolutionary Road è il posto dove si svolge questa storia, ma credo sia anche il suo significato letterale. Revolutionary Road è un altro tentativo di uscire da una realtà conformista, da quello che vogliono che tu faccia; un tentativo animato da una forza d'animo a volte forte a volte debole, ma apprezzabile. Non trovi grandi massime che ti illuminino la vita, ma una storia forte e piacevole. Ogni tanto, mi ci vuole anche questo.

E Frank provvedeva a sviluppare il tema «il fatto è che non sarebbe una cosa così grave, se non fosse tanto sintomatica. Non si tratta solo dei Donaldson: ci sono anche i Cramer, e i come diavolo si chiamano, i Wingate, e milioni di altri. Tutti gli idioti coi quali ogni giorno mi trovo a viaggiare sul treno. E' una malattia. La gente ha smesso di pensare, di provare emozioni, di interessarsi alle cose; nessuno che si appassioni o creda in qualcosa che non sia la sua piccola, dannata, comoda mediocrità»