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22 aprile 2010

Earth Day: tribute

E' bene ricordare, con un misero omaggio in confronto al tanto che si potrebbe fare, una giornata come l'Earth Day, anche se ogni singolo giorno dovrebbe essere un'occasione per ribadire il fatto che conservare e proteggere la Terra significa conservare e proteggere noi stessi. Non sono uno scienziato, non sono un sociologo o un antropologo, nemmeno un geologo - non sono un'etichetta, sono semplicemente un uomo, il risultato di un tango tra forze naturali alle quali mi sembra di dovere una parte dei miei pensieri. La Terra è campo di addestramento alla vita, è il suono flautato del silenzio lungo i pendii delle montagne eterne, un vecchio sdentato e magnifico che racconta storie di mare. La Terra è arte, deflagrazione di sensi, è un musico che spreme la sua scatoletta per le vie del borgo. La Terra siamo noi - e ci stiamo annientando.

Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere con profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.

Henry David Thoreau, Walden

Prendetevi ora qualche minuto e ascoltela, osservatela, fatevi fulminare.

Da guardare a schermo intero (bottone in basso a destra, a photogallery avviata)
e con il sottofondo appropriato...


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1 settembre 2009

defuse the lights

Era una sera nella quale un folle sparò a tutti gli orribili lampioni della via principale, eruttanti una fastidiosa luce arancione che deformava la graziosa oscurità sul finire del giorno e impediva al cielo notturno di esplodere sulle piccole anime libere di quel turbinoso ecosistema.

«Pa', ma non potrebbero emettere una luce più gradevole di quella?»
«L'arancione è meglio, per la visibilità sulla strada.»

Quello fuori dal cortile, con la sua luce biancastra, certe notti mi aveva impressionato, soprattutto nelle notti di neve del vecchio inverno, quando la sua sagoma solitaria aveva soffiato fuori un luminoso fascino malinconico sulla viuzza innevata mentre il cielo si era scrollato di dosso quei candidi petali dal cappotto. Scendevo ora dalle scale e improvvisamente giaceva lì, addormentato in una inusuale oscurità. "Beh a quello capita, ogni tanto..". Oltrepassavo il cortile sotto casa, salivo la scaletta di metallo della GrandMa e arrivavo sul terrazzo che dava sul serpentone grigio al quale tutti si aggrappavano per conquistare il mondo. Buio. Lungo tutto il cordone fino al confine con il paese vicino.

«Ah»
«Sì, son saltati un pò di lampioni»
«.. pure qui»
«Un bel pezzo, fino a là in fondo»
«Che bello..»

dicevo, mentre alzavo gli occhi verso il cielo. E il convegno lassù era ancora più affiatato, con le stelle ben visibili attorno ad una Luna sfavillante che teneva banco, dietro a un velo di nubi che passavan di lì percaso. "Oh..! scusate, facciamo presto". Mi avvicinavo alla parte esterna del terrazzo che si affaccia sullo stradone e osservavo l'asfalto che sfumava al largo, verso i monti. Mi giravo e le due piccole lanterne che illuminavano il terrazzo non erano mai state così trascendentali, con le piccole sagome che chiaccheravano gioviali più sotto - una scena perfettamente inquadrata da una fotografia che però non avevo occasione di scattare. Così come la vista del cortile sotto, adornato dalle ombre dei salici che sbatacchiavano nella notte di irreale bruma.
Terrorismo cosmico in piena regola, quello di coprire i luccichii silenziosi della ville lumière. Terrorismo cosmico per salvare gli uomini liberi.

Poche luci ancora disturbano la vista della neonata notte primordiale. In mattinata qualche tecnico arriverà insonnolito ad aggiustare i rubinetti e tutto tornerà alla normalità. Alla fottuta, pallosa, normalità. Perciò, vado a godermi ancora per qualche istante questa folle Notte, con i violini che adesso vibrano con me.


That Night by Adarhay


Today's Song: Sigur Rós - Olsen Olsen



9 giugno 2009

and a (bright) wind blows

Nel ventre della balenottera azzurra alle prime scoppiettanti luci della primavera. Gli uni di fronte agli altri, non necessariamente malinconici, posando lo sguardo inespressivo verso un qualcosa che può essere un pensiero, un sogno, al di là dei finestrini del grande mammifero meccanico.

..vrtzztschhzecertevoltevorreipropriononlofacztuuhicarinoperòz
tstaseraèlavoltabuonamelosentosìììtprianonvedol'oradiarriv..

e il vociare dei pensieri nel silenzio di quella cavernosa realtà, mentre gli sventurati attendono di approdare sulla propria isola - ad attenderli, la loro Penelope, con una rosa sbocciata per sorriso.
Nel mezzo di quel frastuono, alcuni suonano pezzi melodiosi agitando l'archetto sulle corde di un violino, oppure soffiando debolmente nei fori di un'armonica, con occhi socchiusi in modo da seguire le sottili onde del suono. Queste note escono dallo sfiatatoio in alto, al centro, ricongiungendosi con la musica del mondo che sta scorrendo là fuori. Un mondo battuto dal vento. Un mondo incredibilmente ammantato di fuggevole bellezza, nonostante la presenza consapevole dei soliti grigiori. Ma il contrasto è forte, il senso di vuoto in secondo piano.
E poi ci sono loro! Una miriade di spiritelli simili a fiocchi di zucchero filato, che si librano nell'aria sospinti dal vento. Il vento di un giorno che non vuole morire, alle porte di Brescia. Il vento che ora suona al posto degli artisti-di-balena la fine di Dead Flag Blues. Soffia sulle corde di violino e accarezza lo xilofono. Gli spiritelli seguono il suo canto, tracciando linee sinuose e piroettando sopra la strada. Migliaia e migliaia di spiritelli che danzano nella musica del vento - danzano alti e fieri sopra il traffico, danzano tra i semafori e le auto parcheggiate male, davanti ai muri con scritto Portami via con te 77, 28 Maggio Strage fascista, Gesutiamo!
Danzano ancora per qualche istante e poi la musica del vento finisce. Ancora qualche bianco fiocco e poi più nulla.
I passeggeri sbattono le palpebre per riprendersi dallo charme e la musica degli uomini riprende, con un sorriso.

E pareva che in qualsiasi momento potesse volare in aria per un'esplosione inarrestabile di suspense.
Jack Kerouac, Maggie Cassidy



spring time... 3 by Freeq22


24 maggio 2009

ragnarok

i flussi elettrici lontani

un piccolo ragno che si
dondola
aggrappato al suo mondo filamentoso

nel sussurrio del vento
che si fa a poco a poco
chiacchiericcio

i sorrisi ormai velati delle stelle

fiocchi di nubi annunciano
il passaggio di Odino

qui, alla periferia della tempesta


Cloudy Night at KD by Blackbirds-peak


Today's Song: Bob Dylan - Shelter From The Storm



21 febbraio 2009

Es Loco

Me ne sto lì, rilassato sul divano rojo, sfogliando le ultime pagine di un altro viaggio - In Patagonia di Bruce Chatwin - alla fioca luce del giorno che se ne va in punta di piedi, oltre l'orizzonte.
La luce che si ripete giorno dopo giorno prima di questi eterni crepuscoli è adorabile, assieme al particolare momento in cui una strana calma è quasi palpabile. E senti la testa, la tua testa, che galleggia. Il corpo è diventato un soprammobile, mentre l'anima svolazza tra le pieghe dell'inchiostro, sospinta dal piacere della lettura.
Uno di quei pochi momenti con un che di sublime.
Non faccio nemmeno caso a qualcuno fuori che spreme tubetti di Musica.

Mi imbatto nella figura di un viaggiatore di commercio in biancheria femminile di Santiago, all'Hotel Residencial Ritz di Punta Arenas, uno degli innumerevoli incontri di Bruce.

Rientrò per il breakfast, con le tasche piene di pietre. [...] Il viaggiatore prese posto ad un tavolo, vuotò le tasche e cominciò a trastullarsi con le pietre, parlando e ridendo con loro. [...]
Guardò verso di me e sorrise, mostrando delle gengive rosa e gonfie. Poi spense il sorriso, abbassò lo sguardo e ricominciò a trastullarsi con le pietre.
«Che splendide tinte rosa hanno le nuvole stamattina!».
Aveva rotto il silenzio, improvvisamente.
«Permettete una domanda? Qual è la causa di questo fenomeno? Ho sentito dire che è il freddo che aumenta».
«Forse» dissi.
«Mentre passeggiavo sulla spiaggia ho osservato le forme che il Creatore ha dipinto in cielo. Ho visto il Carro di Fuoco trasformarsi nel collo arcuato di un cigno. Bellissimo! La mano del Creatore! Bisognerebbe dipingere o fotografare la sua opera. Ma io non sono pittore e non ho macchina fotografica».


Mi fermo per un istante e mi accorgo che spesso faccio discorsi simili. Ultimamente poi, con queste giornate che esplodono in tinte assurde nel cielo, mi ritrovo a fissare certe vedute da toglier il fiato - dietro un finestrino, di ritorno dai miei studi nel pomeriggio.

Il viaggiatore si mette a declamare poesie, tra i sorrisi delle ragazze in cucina. Poi parla delle sue pietre: «questo è il mio favorito. Da una parte è un marsuino. Dall'altra è la beata Vergine Maria. Meraviglioso! L'impronta di Dio su un'umile pietra!»
Continua

Nel corso della mattinata tornai in albergo per lasciare in camera certe cose. L'avevano portato all'ospedale.
«Es loco» disse il direttore. «E' matto».


Un paio di pagine ancora e chiudo il libro. Torno dalla Patagonia.
Mi alzo e con le mani in tasca mi avvicino alla porta-finestra.
Nel cielo scorgo le forme di cui parlava il viaggiatore e sorrido. Non ho né macchina fotografica né pennello, ma ho una penna e un quadernino - rojo, come il divano.

Fissavo Venere, in alto, al sicuro dall'incendio che imperversava all'orizzonte. In trance, tra tubetti spremuti di Musica.
«Es loco» pensava qualche passeggero intorno a me. Chissà.


Sunset by coRe-ya


Today's Song: Explosions in the Sky - Snow and Lights



29 gennaio 2009

Venus, dusk and smilies

Cammino tra gli spiriti del crepuscolo,
tra le luci d'artificio che pian piano si infiammano
lungo i viottoli, nel
traffico di pensieri serali - seriali
(o uno sopra l'altro, scomposti)

Una svolta lungo la strada
Gli occhi che si posano dove il giorno muore, lassù
tra i tetti

In mezzo alle sfumature di turchese, arancione, giallo,
il sorriso falciforme del cielo
e il suo neo d'argento scintillante

Il mio sorriso umano di risposta
si arrampica sullo Zenit
si mette in viaggio, svanisce
tra i riflessi del Cosmo


Conjunction by zewlean - deviantart


Today's Song: Pearl Jam - Low Light



17 novembre 2008

Silver Lake 3 o'clock

Passo dopo passo nella foschia arancione a tarda notte, sferzato dal soffice vento dei pensieri che non mi abbandonano mai, nemmeno nei trafficati viottoli del mero esistere - mai, mai un momento in pace - costantemente nell'occhio del ciclone girando su me stesso. Compiranno rotazioni rivoluzioni rotazioni circumnavigazioni attorno a Io Piccola Stella Ardente sulla Terra, finchè l'alchimia del sonno li trasformerà in sogni che dolcemente conserverò o affranto, a fatica tenterò di ricordare prima che l'eternità li inghiotta nel suo ventre da qualche parte nel cosmo - da piccolo sognavo di fare l'astronauta e di sedermi sul grembo falciforme della Luna (e pescare nel cielo d'inchiostro? no, non è mia trovata)

La pellicola continua a sfilare e adesso la regia sceglie di togliere l'arancione. Si abbassano le luci dell'uomo, la trama dice che ora mi avvio verso la porta di casa e timbro il tesserino della giornata, anche oggi. Alzo gli occhi dal copione e rimango sbalordito, a bocca aperta. Getto i fogli, mentre il regista sta a vedere come me la cavo di fronte alla nuova scena e.. sta a vedere, amico

La ghiaia bianca del cortile fluorescente e l'incredibile luce della Luna, un laghetto d'argento tra le casbah, un chiarore talmente potente che ti frantuma il cuore in diecimila parti che battono, tumtum-tumtum-tumtum-tumtum, da qualche parte un uomo deglutisce e un lupo grigio ulula verso la palla sfavillante lassù. Quasi impaurito avanzo a braccetto con la mia ombra, talmente nitida da sembrare un compagno bruno, silente e fidato. Cric, crac, la ghiaia che si lamenta sotto i nostri piedi.

Sono al centro del lago d'argento.
Fermo.

Cerco di immortalare quella visione ma non funziona, quasi che fosse tutto un segreto ed è impossibile da rivelare completamente, frasi e parole non hanno quasi nessun potere se non quello di alimentare i fuochi della fantasia di ciechi spettatori. Ma noi siamo i protagonisti, si insomma, ombra ed io. Mi guarda e non sa cosa dire.
Mi avvicino dopo minuti alla riva e continuo ad osservare il lago dall'alto del pianerottolo e poi, beh poi la guardo. Sta lassù a splendere e a splendersene dei piccoli umani.
Me ne sto ancora lì, assorbo tutto.

Ok, è tempo di andare. Ancora uno sguardo verso il cielo.
Le strizzo l'occhio e Buonanotte dolcezza.

Entrando in casa vedo chiaro nell'oscurità senza bisogno di alcun artifizio. Grazie dolcezza e poi via.. via.
Fly me to the moon, let me play among the stars
L'universo, e quel che ti fa.





Today's Song: Frank Sinatra - Fly Me to the Moon



7 marzo 2008

When the Sun goes down

E' dal logoro finestrino di un autobus
che ho osservato ammirato
un quadro - Turner - dipinto nel
cielo marzolino
poco prima dell'imbrunire,
tra calze a rete nere, sulla strada e
corpi ciondolanti ai lati, nel ventre della balenottera azzurra.

Quando Musica urlava sillabe nell'aria
calda, ubriaca di sentimenti da fine-giornata,
un Turner invisibile intingeva l'enorme pennello
(colori che l'uomo non potrà mai riprodurre)
e lo appoggiava su tela-cielo
e con esso, come bacchetta, dirigeva
Orchestra Sinfonica Celeste

Sole che si dimenava
mentre stracci di nuvole cerulee
cercavano di strozzarlo, farlo tacere.
Schizzi di arancione
come sangue sul selciato aureo dove
la lotta aveva luogo,
e luce e bruma
ovunque.

Poi, epilogo:
Sole prorompe in un urlo rabbioso,
si libera dalla presa dei nemici
ed esplode in raggi di luce adamantina
che investe i miei occhi,
il mio animo da spettatore mortale.

Prima che la grande balenottera
volga le spalle al dipinto, stormi e
stormi di uccelli
planano nell'esplosione di bagliori,
le loro ali bruciano e si tramutano in maestose fenici;
e volano volano
verso l'altro lato del cielo.

Portano la fiaccola del tramonto
e ardono cuori umani.




(disponibile nel sondaggio nella barra di navigazione a destra, sò curioso..)

Today's Song: Good Riddance - Yesterday's Headlines



2 marzo 2008

Sensi di Marzo

Ho visto. Ho visto una splendida giornata che mi chiamava dal suo abitacolo di luce nel tempo di un vecchio inverno. Ho visto signora Civiltà, la cui sagoma pian piano diventava sempre più piccola, salutarmi, dietro di me, tossendo smog e domeniche su quattro ruote. Ho sentito Natura aprire la porticina del mio cuore e infilarcisi dentro con delicatezza. Ho visto i miei piedi battere dapprima strade d'asfalto, poi di ghiaia, poi di terra, selvagge, sentieri disseminati di pensieri. Ho sentito sempre meno la presenza dell'uomo, tranne un'anima materna che seguiva i miei passi. Ho sentito profumi di campagna rovesciati nell'aria. Ho osservato il Sole con la testa piegata, tra le fronde, lo stesso di magico tramonto con Lei sull'erba. Ho pensato a Lei sorridendo. Ho sentito il fruscio di foglie secche sotto le mie suole su spiazzi che non mi importava molto dove andassero, se non Dentro me stesso. Ho aperto gli occhi su mondi privi di ombre. Ho sentito Eolo accarezzarmi i capelli. Ho visto tappeti verdi mossi dal vento. Ho parlato di un uomo e la sua capanna sul lago Walden. Ho visto alberi chinarsi curiosi per sentire i miei pensieri. Ho sentito le Idi di Marzo nel giorno sbagliato. Ho camminato in paesaggi lunari con strane sensazioni. Ho visto carrelli invisibili trasportare materia invisibile verso la società. Ho scorto linee flautate librarsi nell'aria. Ho portato nel mio Io una canzone. Ho visto un quadro dipinto dalla mia mente, con pennellate di colori, storie e immagini. Ho visto Atlante vestito di verde sostenere una fattoria celeste. Ho superato un sottobosco irto di spine. Ho visto macchine dell'uomo sporcare l'azzurro, lassù, in alto. Ho visto sagome opache di montagne lontane all'orizzonte. Ho sentito rombo di motore e din-don farsi spazio nel Silenzio. Ho visto sorrisi salutarmi per le vie acciottolate. Ho accarezzato cani nelle loro gabbie da proprietà. Ho bevuto acqua fresca dai selvaggi rubinetti dell'umanità. Ho sentito il torpore della stanchezza mutare in esaltazione. Ho parlato con volti amici. Ho riposato davanti al tramonto, mentre la bruma si faceva spazio dall'altro lato del giorno. Ho... goduto di una calda giornata di inizio Marzo, di ciò che è semplice e puro, pane per l'anima.

"Sono monarca di tutto ciò che osservo
E nessuno contesta il mio diritto"

William Cowder




Today's Song: Rise Against - Injection



25 febbraio 2008

And tonight I thank the stars

Sembra una scena già vista, “Déjà vu” mi suggerisce un croupier di roulette francese (lo scaccio con una smorfia, in fondo qui non c’entra, è solo un pensiero che è uscito dalla botola): di ritorno in solitudine da un’uscita serale, rombo di motore che trascina qualche pezzetto di lega e plastica e tessuto e ferro e pensieri e via dicendo. Nella cabina solitaria l’eco di un blues lontano, la Band dei Fratelli Allman suona anche stanotte solo per me, corde vibrano, bacchette battono sui piatti, tasti si piegano al tocco leggero ma deciso delle dita, favolosi assoli creano onde elettriche che si infilano nel mio corpo e mi scuotono. La Musica uccide – giovane ragazzo fulminato mentre ascolta blues. Domina nella prima pagina di un non-giornale e allora la gente che si preoccupa e governi cominciano piani di distruzione globale di lettori cd, giradischi, lettori multimediali, tutti i concerti vengono cancellati, le band dichiarate illegali, Vietata la Musica, qualche ragazzo viene sorpreso a “farsi” di Musica (le onde elettriche prima di uccidere provocano un piacere superiore a qualsiasi cosa) e viene fermato e imprigionato prima che possa farsi del male, o farsi l’ultimo eterno Bene e così sarà la fine del mondo, perché l’esistenza non può esistere senza un sottofondo appropriato.
E il blues corre con la macchina, mentre sfreccio verso casa.
A sinistra da qualche parte nel blu scuro troneggia l’Orfano, il Monte Orfano, piccola protuberanza rocciosa che ha perso i genitori chissà dove, non lo vogliono nemmeno all’orfanotrofio, se ne stà là sdraiato sulla pianura supino, umani ancora più piccoli di lui gli passano accanto, guarda la luna e le stelle ed è felice nella sua solitudine selvatica. Le sue forme frantumano la volta celeste e sopra l’increspatura il convegno notturno continua, diretto dalla Luna di formaggio. Al di sotto, nell’umanità, una miriade di luci artificiali esplodono nella pianura – invidiose, vorrebbero scintillare come le cugine in cielo e illuminare i cuori dell’uomo. Osservo quelle sferzate di luce all’orizzonte e mi immagino grandi metropoli in grandi spazi aperti chissà dove, spazi in cui vorrei trovarmi perso a girovagare senza una meta senza un tempo senza dieci, cento, mille preoccupazioni per la testa, solo trascinare i miei piedi per chilometri e chilometri verso nessuna parte; e magari fermarmi qui per un assenzio, là per un caffè, seguendo i (notturni) fantasmi di me stesso attraverso il passaggio continuo, la morte e la resurrezione di un vocale ahimè (grazie ancora nonno Lawrence F.). Lo sguardo si sposta nuovamente sulla grigia via serpentina verso una meta che in realtà ho, un cartello bianco mi annuncia che è vicina, le luci che agoniano il cielo ora mi sovrastano, allungando ombre del mio abitacolo ambulante sull’asfalto, mentre mi avvicino alla cara abitazione che mi inghiottirà in mondi di sogni e pensieri da mani dietro la nuca disteso fissando il soffitto scuro. Il grande cancello verde inghiotte la vettura, scendo, percorro pochi passi affrettati sotto i lampioni e raggiungo il pianerottolo. Mi fermo davanti alla porta, alzo gli occhi ancora una volta verso l’alto, il convegno notturno ancora continua quasi noncurante dello spettatore solitario più sotto. D’improvviso le stelle sono puntini che posso afferrare e stringere dentro il mio pugno, o unire in un gioco da Settimana Enigmistica, uno, due, tre, quattro, cinque… a formare una figura che sarà il mio futuro, disegnata da corpi che molto probabilmente la sanno meglio di me su quello che qualcuno chiama Destino – Io solo userò la penna della mia mente per unire i puntini nel corso del tempo, e quando comincierò a distinguere la forma nel cielo allora comincierò ad essere veramente felice e non avrò bisogno di altra cosa superflua, se non la mia vita riflesso di quell’immagine.

Ancora una volta Natura ispira e non dovete biasimarmi se parlo alle stelle.



Today's Song: Blur - Coffee and Tv (il cartone del latte mi fa troppa tenerezza)


4 gennaio 2008

Non leggete il tempo, leggete l'eternità

La natura era qualcosa di selvaggio e terribile benchè bellissimo. Guardavo con soggezione la terra che calpestavo per vedere cosa avessero compiuto le Forze - la forma, il modo, il materiale della loro opera. Questa era la Terra di cui sentiamo parlare, creata dal caos nella notte dei tempi. Qui non c'erano giardini ma il globo incontaminato. Niente prati né pascoli né coltivazioni né boschi né terre arabili né incolte né desolate. Era la superficie fresca e naturale del pianeta Terra, com'era stata creata per i secoli dei secoli - come dimora dell'uomo, diciamo noi -, così la Natura l'ha fatta e che l'uomo la usi se può. Perchè egli in realtà non vi era associato in alcun modo. Era Materia, vasta, terrificante - non la sua Madre Terra, come sentiamo dire, su cui camminare e dove farsi seppellire, no, troppo familiare anche solo per riporvi le proprie ossa -, casa, questa, di Fato e Necessità. Era palese la presenza di una forza che non era tenuta a essere gentile con l'uomo. Luogo di paganesimo e riti superstiziosi - abitato da uomini più vicini alla roccia e agli animali selvatici che a noi [...].
Cos'è entrare in un museo, vedere una miriade di particolari a confronto col trovarsi davanti la superficie di qualche stella, qualche materia nel suo ambiente! Rimango in soggezione di fronte al mio corpo, questa materia alla quale sono legato mi è diventata estranea. Non ho paura di spiriti, fantasmi, di cui sono parte, ma ho paura dei corpi, tremo al pensiero d'incontrarli. Cos'è questo Titano che si è impossessato di me? Parole misteriose! Pensare alla nostra vita nella natura, quotidianamente trovarsi davanti la materia, entrare in contatto con rocce, alberi, vento sulle gote! La terra solida! Il mondo autentico! Il senso comune! Contatto! Contatto! Chi siamo? Dove siamo?

Henry David Thoreau - Ktaadn




Today's Song: Lagwagon - Change Dispear



15 dicembre 2007

Sky War

Sogno di una fredda mattina imprecisata di mezzo inverno (Shakespeare avvolto in un pesante giaccone che si sfrega le mani ghiacciate mentre Nick Bottom indossa zoccoli da neve..) - la realtà si fonderà ben presto con l'immaginazione - mentre me ne sto seduto sul sedile del passeggero, accanto il guidatore, dietro la famosa sagoma in camicia da notte (per chi si ricorda l'emblematica figura) - la macchina nera pece che sferraglia veloce in mezzo alla careggiata autostradale inghiottendo chilometri, l'asfalto che si srotola freneticamente, avanti, in direzione del cielo..

Proprio lì poso lo sguardo assonnato mentre il vociare nella macchina cade su argomenti di
attualità: "...si beh comunque fanno a bene a farlo lo sciopero, cioè è un disagio per la gente normale...il guaio...benz..." - ad un tratto le parole svaniscono come fumo nell'aria e davanti a me un'immensa
muraglia di nuvole si staglia all'orizzonte, imponente, si erge sull'orrore dell'umanità con il suo ghigno malefico, pronta a cancellare TUTTO.
Al di sopra di essa una luce intensa crea un cortina fiammeggiante - eserciti cherubini e orde tenebrose si affrontano in un'eterna lotta per il controllo del creato, mentre giù nella desolazione tutto va segretamente bene - Nessuno sà come andrà a finire, non ci sarà diplomazia, nessun armistizio, nessun patto, niente di niente riuscirà a porre fine al mistico conflitto..
Perchè combattono? per una giovane musa? per uno sgarro? per divorante avarizia? - No, solamente perchè così è,
perchè così sta scritto nel vuoto dell'eternità, perchè così piccoli angeli senz'ali come noi possano rimanere a bocca aperta, tremanti nel silenzio adamantino, gli occhi sgranati al cielo - tutta la piccola e umile umanità in prima
fila per assistere allo spettacolo dell'esistenza.


(Foto scattata su macchina in movimento, nulla a che vedere con lo spettacolo reale)

Today's Song: Cat Stevens - Wild World