21 febbraio 2009

Es Loco

Me ne sto lì, rilassato sul divano rojo, sfogliando le ultime pagine di un altro viaggio - In Patagonia di Bruce Chatwin - alla fioca luce del giorno che se ne va in punta di piedi, oltre l'orizzonte.
La luce che si ripete giorno dopo giorno prima di questi eterni crepuscoli è adorabile, assieme al particolare momento in cui una strana calma è quasi palpabile. E senti la testa, la tua testa, che galleggia. Il corpo è diventato un soprammobile, mentre l'anima svolazza tra le pieghe dell'inchiostro, sospinta dal piacere della lettura.
Uno di quei pochi momenti con un che di sublime.
Non faccio nemmeno caso a qualcuno fuori che spreme tubetti di Musica.

Mi imbatto nella figura di un viaggiatore di commercio in biancheria femminile di Santiago, all'Hotel Residencial Ritz di Punta Arenas, uno degli innumerevoli incontri di Bruce.

Rientrò per il breakfast, con le tasche piene di pietre. [...] Il viaggiatore prese posto ad un tavolo, vuotò le tasche e cominciò a trastullarsi con le pietre, parlando e ridendo con loro. [...]
Guardò verso di me e sorrise, mostrando delle gengive rosa e gonfie. Poi spense il sorriso, abbassò lo sguardo e ricominciò a trastullarsi con le pietre.
«Che splendide tinte rosa hanno le nuvole stamattina!».
Aveva rotto il silenzio, improvvisamente.
«Permettete una domanda? Qual è la causa di questo fenomeno? Ho sentito dire che è il freddo che aumenta».
«Forse» dissi.
«Mentre passeggiavo sulla spiaggia ho osservato le forme che il Creatore ha dipinto in cielo. Ho visto il Carro di Fuoco trasformarsi nel collo arcuato di un cigno. Bellissimo! La mano del Creatore! Bisognerebbe dipingere o fotografare la sua opera. Ma io non sono pittore e non ho macchina fotografica».


Mi fermo per un istante e mi accorgo che spesso faccio discorsi simili. Ultimamente poi, con queste giornate che esplodono in tinte assurde nel cielo, mi ritrovo a fissare certe vedute da toglier il fiato - dietro un finestrino, di ritorno dai miei studi nel pomeriggio.

Il viaggiatore si mette a declamare poesie, tra i sorrisi delle ragazze in cucina. Poi parla delle sue pietre: «questo è il mio favorito. Da una parte è un marsuino. Dall'altra è la beata Vergine Maria. Meraviglioso! L'impronta di Dio su un'umile pietra!»
Continua

Nel corso della mattinata tornai in albergo per lasciare in camera certe cose. L'avevano portato all'ospedale.
«Es loco» disse il direttore. «E' matto».


Un paio di pagine ancora e chiudo il libro. Torno dalla Patagonia.
Mi alzo e con le mani in tasca mi avvicino alla porta-finestra.
Nel cielo scorgo le forme di cui parlava il viaggiatore e sorrido. Non ho né macchina fotografica né pennello, ma ho una penna e un quadernino - rojo, come il divano.

Fissavo Venere, in alto, al sicuro dall'incendio che imperversava all'orizzonte. In trance, tra tubetti spremuti di Musica.
«Es loco» pensava qualche passeggero intorno a me. Chissà.


Sunset by coRe-ya


Today's Song: Explosions in the Sky - Snow and Lights



3 commenti:

Elena ha detto...

Eres loco...
somos locos...

Luisa ha detto...

Bellissime parole, mi hanno fatto spaziare con l'immaginazione...e non voglio ritornare indietro!

acquadifonte ha detto...

Mi è sembrato di vederti davvero su quel divano con il libro in mano e con dietro un tramonto da mozzare il fiato, e poi anche dopo, in piedi davanti allo spettacolo con le mani in tasca e l'aria sognante; con il sorriso di chi sa rioconoscere il miracolo quotidiano nella semplicità della vita.

Sai, mi dai l'impressione di essere un ragazzo realmente sensibile.

Ottimo post!
Un saluto :)

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