17 dicembre 2009

Requiem for a dream, part #6

Un flash mi porta ad una festa. Una di quelle feste che si organizzano per il compleanno di qualcuno, una trovata fai-da-te incastrata nella stanza di una casa, non troppo grande ma abbastanza per contenere quattro risate e una manciata di suoni messi alla rinfusa. E’ il principio, o la fine, oppure semplicemente il grosso della masnada è uscito a fumare tra chissà quale piega del tempo, fatto sta che nella stanza mi guardo attorno e vedo poche briciole di umanità. Forse c’è un recipiente per il ponce, delle patatine, forse non è niente di tutto questo. Qualcuno mi trascina per il braccio e mi porta davanti ad una ragazza, per conoscerla; poi scompare. La ragazza ha un buon sorriso, ha i capelli chiari e il tempo pare andare avanti senza tregua durante tutta la presunta conversazione che sto avendo con lei. Ad un tratto mi chiede se le piaccio, mentre allarga il suo dolce sorriso sopra di me. Io non dico nulla, il mio viso non si contrae in alcuna smorfia che possa tradire disinteresse, timidezza, sorpresa. Nell’attesa della risposta il suo volto cambia: i lembi del sorriso lentamente allentano la presa e lasciano cascare la sua bocca in un’espressione prima incredula, poi malinconica. Sembra che stia per scoppiare in lacrime, comincia a farfugliare qualcosa un po’ impacciata. “No perché pensavo.. insomma.. il fatto è c”.
Le parole smettono di uscire da quel che poco prima era un buon sorriso diamantino, non la vedo in volto ma so per certo che ha gli occhi sgranati dalla sorpresa. Ho la lingua nella sua bocca e sto cercando un abbraccio che ancora non arriva.
La sua richiesta mi aveva fatto pensare che non-era-poi-un-gran-chè e però-a-me-piacciono-diverse e.. e poi ha cominciato a ronzarmi in testa senza alcun motivo I want you di Dylan, mi son detto “al diavolo!” e mi son lanciato sulla sua dolcezza mentre farfugliava parole di imbarazzo. Woosh. Rapido spostamento d’aria ed ero sulle sua labbra.
The silver saxophones say I should refuse you… But it's not that way, I wasn't born to lose you.
I want you, I want you, I want you so bad.

Dopo un primo momento di stupore sì, si è lasciata andare.
I want you, proprio quella. Quella di quando si scatena la passione tra Ledger (Robbie Clark) e la Gainsbourg (Claire) in quel film fantastico che è Io non sono qui.
C'è forse la stessa carica, lo stesso slancio della scena. C'è uno di quei fotogrammi incastonato nel mio film, ma con la consistenza lunare del sogno.

[Ancora non mi convinco del fatto che la Gainsbourg sia realmente “brutta”. C’è qualcosa di intrigante in una donna francese. Quel che ho fatto nel sogno probabilmente l’avrei fatto anche con lei. Avrei pensato “al diavolo!” e avrei bevuto direttamente alla sorgente di un altro buon sorriso.]

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2 commenti:

Jacopo ha detto...

che sia un sogno premonitore? mi sento di augurartelo, compare.

orfeoemerso ha detto...

stai dicendo che avrò una tresca amorosa con Charlotte Gainsbourg? aha :|

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