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21 febbraio 2010

College all’angolo della via

L’anno venturo ci ricoprirà l’erba della tomba.
Adesso stiamo verticali, e ridiamo;
Lumando* le ragazze di passaggio;
Puntando su cavalli bolsi; trincando gin scadente.
Da fare, non c’è niente; da andare, in nessun posto; niente gente.

L’anno scorso era un anno fa; nient’altro.
Non eravamo più giovani allora; né ora siamo invecchiati.

Riusciamo a mantenerci un’aria giovanile;
Dietro le facce non sentiamo niente, in nessun modo.

Probabilmente non saremo davvero morti quando moriamo.
E comunque non siamo mai stati niente; neanche soldati.

Noi siamo gli insultati, fratello, i figli desolati.
Sonnambuli per una terra buia e terribile,
Dove la solitudine è un coltello sporco alla nostra gola.
Stelle fredde ci guardano, socio
Stelle fredde e le puttane


*lumare: In generale significa "guardare". Spesso assume il significato di mangiarsi qualcuno/a con gli occhi

Kenneth Patchen, College all'angolo della via

Kenneth Patchen Work


Today's Song: Balmorhea - Bowspirit



11 ottobre 2009

if these trees could talk...

Complice dell'oscurità
butto fuori profonde boccate di
pensieri di carta

il ghigno da pagliaccio sull'insegna
i lembi rossicci del cielo industriale
il parco della vecchia corsa all'oro
e un whiskey per il santo spirito

E noi, diamanti schiusi che
penzolavamo sulle staccionate
ebbri dei profumi di libertà

siamo precipitati dagli alberi,
ci siamo schiantati
sulle grigie increspature del tempo

e (d'un tratto) la vita
(non) era (più) così
magnifica


Glowing by bamako


Today's Song: Mark Lanegan - Carnival



25 ottobre 2008

Cercate di raggiungere l'irraggiungibile

[..] così forse ora mi scuserete se continuo a correre dietro alla vita e all’amore, poiché la prima cosa che Dio fece fu l’amore anche se la seconda fu il sangue, sebbene voi forse non vorrete ammetterlo, dato che è impertinente supporre che l’essenza abbia in realtà preceduto l’essere, e la terza cosa in gamba che Dio fece fu il lungo viaggio che io, per non parlare di tutti gli altri, sto facendo, sì sono sulla via di me stesso attraverso ciò che spero sia amore o almeno attraverso ciò che vorrei prendere per amore sì sono sulla via di me stesso attraverso le illusioni del senso attraverso le illusioni di felicità e bellezza per trovare quel profondo ritmo interiore al di là dell’io, se ancora una volta vorrete perdonarmi d’essere un tale cliché ambulante, e allora, allora addio, addio mamma, addio papà, addio dottore, addio dolce tristezza…

Lawrence Ferlinghetti - Lei


ferlinghetti


Today's Song: Ben Harper - Burn One Down


If you don't like my fire, then don't come around. Cause I'm gonna burn one down.

23 settembre 2008

Skin City

Ripenso al ronzio del rasoio che scandiva minuti interminabili, progetti di ogni sorta messi un pò alla rinfusa nella scatola cranica quasi con rabbia, quasi a voler sfidare qualcuno o qualcosa al di là dello specchio - perchè vivere bene è la miglior vendetta - gli occhi che inseguivano pezzi di intonaco della mi esistenza nella loro caduta, grattacieli di Skin City crollati con un fragoroso boato, infine, giù per lo scarico. E poi chissà dove. Ora un piano Marshall ha ricostruito i palazzi, ma dimenticandosi qualcosa, vecchie speranze vagano ancora come malinconici fantasmi nella polvere del passato distrutto. Si aggrappano alle pareti lucide dei nuovi mostri architettonici e tentanto di salire verso il cielo. Non si rendono conto di possedere ali sulla schiena. Un giorno forse qualcuno gliele farà notare.

La Vita scorre, il Sole brucia. Su Skin City.

(vecchio abbozzo, di qualche tempo fa)

Today's (That day's) Song: R.E.M. - Living Well is the Best Revenge



20 luglio 2008

Life is an open road

"«Qual è la tua strada, amico?... La strada del santo, la strada del pazzo, la strada dell'arcobaleno, la strada del pesce piccolo, una strada qualunque. E' una strada che porta chiunque dovunque comunque. Chi dove come?»"

Jack Kerouac - On the Road


Spesso mi ritrovo a fantasticare sulla mia strada.
Dove mi porterà, chi si unirà a me lungo il suo percorso, per quanto tempo srotolerà il suo manto misterioso sotto i miei piedi.
Lo stesso fantasticare su questa rotta fantomatica, la curiosità.. dio, vale la pena di continuare a camminare per sapere cosa troverai alla fine, che sia felicità o altro, nonostante gli ostacoli e tutto il resto.
Il problema della maggior parte degli uomini è il fatto di percorrere questa strada senza mai levare gli occhi dai propri passi, o peggio percorrerla facendosi portare da qualcuno o qualcosa, chiusi in un baule motorizzato.

Basta lasciar perdere il buco nella suola delle proprie scarpe, basta scendere dalla macchina e dire "basta, posso usare le mie gambe".
Basta alzare lo sguardo verso l'alto e farsi folgorare dalla luce. Camminare a testa alta e osservare tutto, assaporare l'aspro e dolce succo della vita, della strada.



Today's Song: Bryan Adams - Open Road



12 giugno 2008

Vento dell'Ovest

Vento dell'Ovest. Urla chiamandomi a sè da un remoto ponente.

Blocco per un attimo le rivoluzioni del mio pensiero
e fermo il tempo, frenetico
Lascio i lidi della terra nativa e salpo
verso altro continente,
fluttuando sulla distesa sfavillante d'etere
Seguo il Vento correre sopra campi di grano dorati - sopra
fiumi, civiltà, foreste tutte
mi vestono di immortalità.

Poi il Vento dell'Ovest mi parla:

   Io ti ho portato oltre l'oceano,
   sulla superficie esterna dei tuoi sogni.

   Raccogli ora il tuo fardello di emozioni ed esplora l'interno.
   Troverai la tua vita, troverai la tua strada.
   Perchè la strada è vita
   e la vita è una strada che dovrai percorrere senza mai fermarti.

   Demoni d'ogni era rideranno di te.
   E tu riderai di loro quando, lacrime agli occhi,
   ti tufferai nell'eternità




Today's Song: The Rolling Stones - Jumpin' Jack Flash



28 aprile 2008

We do not ride on the railroad; it rides upon us.

"Qualcuno mi dice: « Mi meraviglio che lei non metta soldi da parte; le piace viaggiare: oggi potrebbe prendere il treno e andare a Fitchburg a visitare il paese ». Io sono più saggio. Ho imparato che il viaggiatore più svelto è quello che va a piedi. Dico a un amico mio: «Supponiamo di fare a chi arriva prima in un dato posto. La distanza è di trenta miglia, la spesa 90 cents, cioè quasi il salario giornaliero di un operaio. Mi ricordo ancora quando gli operai che lavoravano per questa stessa ferrovia percepivano 60 cents al giorno. Bene, io parto adesso, a piedi, e arriverò là prima di notte: ho viaggiato per un’intera settimana a questa velocità. Nel frattempo, tu ti sarai guadagnato i soldi occorrenti per andarvi, e vi arriverai domani o forse stasera se avrai la fortuna di trovare un buon lavoro. Cioè, invece di andare subito a Fitchburg, resterai qui a lavorare, per quasi tutta la giornata. E in questo modo, credo che ti precederei anche se la ferrovia facesse il giro del mondo. Quanto poi a vedere la campagna e acquistare esperienze di questo genere, ti supererei tanto che poi dovrei rompere completamente la nostra amicizia». Questa è la legge universale che nessuno può mai superare e che, riguardo la ferrovia, si può dire sia applicabile in lungo e in largo. Fare una ferrovia intorno al mondo, utile a tutti, è come graduare la superficie del pianeta. Gli uomini hanno l’oscura convinzione che – se continueranno abbastanza a lungo in questa attività di capitali sociali e lavoro manuale – tutti, alla fine, potranno andare in qualche parte, in pochissimo tempo e senza spese; ma sebbene una folla si precipiti alla stazione e il bigliettaio gridi « in carrozza », appena si sarà dissipato il fumo e condensato il vapore, si vedrà che quelli che si trovano sul treno sono pochi, e che gli altri sono rimasti sotto le ruote: ciò si chiamerà e sarà «un tragico incidente». Certamente potranno viaggiare quelli che si sono guadagnati i soldi del biglietto se pure vivranno tanto; ma per allora, probabilmente, avranno perduto l’elasticità e il desiderio di viaggiare. Questo gettare via la maggior parte della vita umana guadagnando danaro per godere di una libertà piuttosto dubbia nel periodo meno prezioso dell’esistenza, mi fa ricordare quell’inglese che andò in India a fare fortuna per poi tornare in Inghilterra e fare la vita del poeta. Avrebbe dovuto rinchiudersi subito in una soffitta. « Come! » esclama una gran massa di irlandesi balzando in piedi da tutte le capanne della terra, « non è forse una buona cosa questa ferrovia che abbiamo costruito? » « Si » rispondo, « relativamente buona, cioè in quanto avreste anche potuto fare di peggio; ma poiché siete miei fratelli, avrei voluto che impiegaste meglio il vostro tempo, invece che lavorare in questo sudiciume. »"

Henry David Thoreau - Walden




Today's Song: The Who - The Real Me (from Quadrophenia)



21 marzo 2008

Sono seduto qui nell’immobile eternità

E per un istante raggiunsi l'estasi che avevo sempre desiderato conoscere: consisteva nell'entrare di netto nelle ombre eterne superando il tempo cronologico e nell'osservare stupefatto da lontano lo squallore del regno mortale, nella sensazione della morte che mi incalzava spingendomi ad andare avanti, con un fantasma alle spalle che la incalzava a sua volta, e correvo verso un trampolino dal quale si tuffavano gli angeli per volare nello spazio sacro del vuoto della non-creazione, nel potente e inconcepibile fulgore che si sprigionava dalla luminosa Essenza della Mente, con gli innumerevoli regni dell'oblio che si aprivano nel magico firmamento del paradiso. Sentivo un rombo indescrivibile, un fragore che non era nelle mie orecchie ma dappertutto, e non aveva niente a che fare con il suono. Mi resi conto di essere morto e rinato innumerevoli volte, senza ricordare, perchè la transizione dalla vita alla morte alla vita è così facile ed eterea, una magica azione per nulla, come addormentarsi e svegliarsi un milione di volte, la totale casualità e la profonda ignoranza di tutto ciò. Mi resi conto che era solo per via della stabilità della Mente Intrinseca che aveva luogo questo ondeggiare dalla nascita alla morte, lieve come l'increspatura creata dal vento su uno specchio d'acqua puro, sereno. Provavo un senso di felicità dolce, travolgente, come una grossa iniezione di eroina nella vena principale; come il brivido di un sorso di vino nel tardo pomeriggio; sentivo un formicolio ai piedi. Pensai che sarei morto di lì a un attimo. Ma non morii, feci sette chilometri a piedi, raccolsi dieci lunghe cicche di sigaretta e le portai nella stanza d'albergo di Marylou; usai il tabacco per riempire la pipa e l'accesi. Ero troppo giovane per capire cos'era successo.

da Jack Kerouac - On the Road


Today's Song: Ray Lamontagne - Three more days



29 febbraio 2008

Choose Life

Perchè dovremmo andare sott'acqua e seguire la corrente? Non lasciamoci travolgere e sommergere da quel terribile e rapido vortice chiamato colazione, locato nelle secche meridiane. Resistete a questo pericolo e sarete salvi, perchè il resto del cammino è tutto in discesa. Con i nervi saldi, con vigore mattiniero, navigate là attorno, guardando altrove e legati all'albero maestro, come Ulisse. Se la macchina fischia, lasciate che fischi finchè diventerà rauca di dolore. Se le campane suonano, perchè mai dovremmo correre? Considereremo a qual genere di musica assomigli. Colonizziamo noi stessi, lavoriamo e muoviamoci con i piedi ben giù, nel fango e nella mota delle opinioni, dei pregiudizi, delle tradizioni, degli inganni e delle apparenze - quell'alluvione che ricopre il globo da Parigi a Londra, New York, Boston e Concord, e che sta fra la Chiesa e lo Stato, poesia e filosofia e religione - finchè non arriveremo a un fondo solido e alla viva roccia, che potremo chiamare realtà, e di cui potremo dire: «Questo esiste senza possibilità di errore» e poi, avendo un point d'apui, sotto l'inondazione, il gelo e il fuoco, cominciamo a preparare un luogo dove si possa piantare con sicurezza un muro, uno Stato, o un palo da lampione, o magari un idrometro - non un Nilometro ma un Realometro - affinchè i secoli futuri possano sapere come, a poco a poco, un'inondazione di falsità e apparenze si fosse formato nei secoli trascorsi. Se vi piantate ben davanti alla realtà, vedrete il Sole albeggiare su ambedue le sue superfici come se fosse una scimitarra, sentirete il suo dolce taglio spaccarvi il corpo tra cuore e midollo, e così concluderete felicemente la vostra carriera mortale. Morte o vita che sia, desideriamo soltanto la realtà. Se davvero stiamo morendo, udiamoci il rantolo nella gola e sentiamo il gelo alle estremità; se invece siamo vivi, diamoci da fare.
Il tempo non è che il ruscello dove io vado a pesca. Vi bevo; ma mentre bevo ne scorgo il fondo sabbioso e vedo come sia poco profondo. La sua corrente sottile scorre via, ma l'eternità resta. Vorrei bere profondamente, e pescare nel cielo, il cui fondo è ciottoloso di stelle. Non posso contarne nessuna. Ignoro la prima lettera dell'alfabeto. Ho sempre rimpianto di non essere saggio come il giorno che venni alla luce. L'intelletto è un fenditore, esso discerne e scava la sua via nel segreto delle cose. Io non desidero lavorare con le mie mani più del necessario. La mia testa è mani e piedi. Sento che tutte le mie migliori facoltà vi siano concentrate. L'istinto mi dice che la testa è un organo di escavazione, come per alcune creature il muso e le zampe, e con essa vorrei scavare la mia strada tra queste colline.
Penso che la più ricca vena sia in qualche luogo qua attorno; così io giudico per mezzo della bacchetta fatata e dei leggeri vapori che sorgono; e comincierò a scavare proprio qui.

Henry David Thoreau - Walden (che librooo)


Today's Song: Led Zeppelin - Thank You