Non sto veramente facendo un viaggio secondo il signor Zanichelli, oppure secondo miei libricini e manuali sul turismo, ma qui sento di poter mandare al diavolo diverse accezioni,dottrine (retorica!). Perchè se penso che tra mezz'ora non arriverò alla stazione poco distante da casa e le luci di Milano non sono ormai alle mie spalle da una buona manciata di minuti, il tempo sfuma, il percorso gommoso si stiracchia all'infinito e mi sento veramente un viaggiatore che trottola sui binari verso sera. Più lo percepisci alla maniera Zen, più senti il brivido elettrico del movimento perpetuo. Il treno, più di tutti, mi da queste sensazioni.
Sto proprio in equilibrio su quella freccia scoccata dalla stazione Centrale, dividendo lo spazio con altri equilibristi e saltimbanco - il giorno ancora zuppo di lacrime di nuvole. Esausti, nel Silenzio. Solo lo scorrere del serpente sui binari tatac-tatac tatac-tatac e il dolce sibilo in prossimità di ogni fermata si incastrano tra i pensieri - occhi stanchi ma spalancati, guardandodanessunaparte. Ogni tanto distolgo lo sguardo stralunato dal finestrino e scorgo l'amica di fronte a me che osserva le figure di una rivista, o si aggiusta i capelli, altre volte appoggia anche lei il mento sopra il palmo della mano e guarda nel Vuoto, fuori dal finestrino. Se potessimo vedere i nostri pensieri, questi formerebbero una tela intricatissima, un groviglio di filamenti di varie sfumature e consistenze, partendo dalla terra e schizzando fin sopra lo zenit. Vedremmo alcuni esseri umani interamente avvolti da pensieri filamentosi, altri punzecchiati da stringhini appuntiti saturi d'odio e invidia, altri ancora irradiati da un unico soffice filo simile ad un fascio di luce. Fili, corde, tutto collegato in un'unica grande maglia resistente ad attacchi termonucleari.
Torno al finestrino. Le due donne che occupano gli altri posti vicino a noi hanno smesso di parlare ed ora vedo i loro pensieri filamentosi appiccicarsi ai libri che tengono fra le mani. Frugo nei loro volti, nel loro aspetto, nelle smorfie - immagino per un istante le vite di queste giovani donne mentre corrono affaticate dietro all'autobus per l'Università, i sorrisi sotto miriadi di nei d'argento e i mariti, i compagni che le aspettano a casa, di fianco alla finestra, sulle gambe un figlio che gioca con le goccioline di pioggia che scivolano sul vetro ripetendo il suo mantra da erede del Cosmo «gowaaah...». La donna rivolta verso di me alza gli occhi dal libro e lancia una smorfia malinconica alla campagna che scorre.
Un sassolino che colpisce la superficie dell'acqua, nel suo lago.
I finestrini... già. I finestrini sanno tutto di noi.
Ci perdiamo attraverso il vetro e forgiamo i pensieri più profondi e arditi. Ad un tratto sappiamo chi, cosa e come - i nostri scarni volti da nuovo millennio divengono facce consapevoli del Tutto.
Poi capita di sentire sul viso un sorrisetto da ebete.
Dal finestrino sul treno della vita vedevo il monte Mien Mo. Ma era soltanto il riflesso opaco di un passeggero.
Today's Song: The Smashing Pumpkins - Tonight, tonight
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28 aprile 2009
30 novembre 2008
« you're disappeared »
« no dai, ci sono..
mi aggiro piano, senza far rumore, tra la gente, sussurrando all'orecchio dei passanti l'alchimia del cosmo, ma ognuno percepisce soltanto il rumore del metallo che sbatte sui binari della sua metropoli. »
Today's Song: Gustavo Santaolalla - De Usuahia a la Quiaca
mi aggiro piano, senza far rumore, tra la gente, sussurrando all'orecchio dei passanti l'alchimia del cosmo, ma ognuno percepisce soltanto il rumore del metallo che sbatte sui binari della sua metropoli. »
Today's Song: Gustavo Santaolalla - De Usuahia a la Quiaca
5 ottobre 2008
Sì, è magnifico vivere di solo spirito e giorno dopo giorno testimoniare alla gente, per l'eternità, soltanto ciò che è spirituale. Ma a volte la mia eterna esistenza spirituale mi pesa, e allora non vorrei più fluttuare così in eterno. Vorrei sentire un peso dentro di me, che mi levi questa infinitezza legandomi in qualche modo alla terra, a ogni passo, a ogni colpo di vento. Vorrei poter dire: ora, ora e ora! E non più: da sempre, in eterno. Per esempio, non so, sedersi al tavolo da gioco ed essere salutato, anche solo con un cenno. Ogni volta che noi abbiamo fatto qualcosa era solo per finta: ci siamo lussati l'anca facendo la lotta di notte con uno di quelli, sempre per finta. E ancora per finta abbiamo preso un pesce. Per finta ci siamo seduti ad un tavolo, abbiamo bevuto e mangiato. Ci siamo fatti arrostire l'agnello e abbiamo chiesto il vino, per finta, sotto la tenda nel deserto, solo per finta. Non che io voglia generare subito un bambino o piantare un albero. Ma in fondo sarebbe già qualcosa ritornare a casa, dopo un lungo giorno, dar da mangiare al gatto come Philip Marlowe. Avere la febbre. Le dita nere per aver letto il giornale. Non entusiasmarsi solo per lo spirito, ma finalmente anche per un pranzo. Per la linea di una nuca, per un orecchio. Mentire, e spudoratamente. Camminando sentire che le ossa camminano con te. Supporre magari, invece di sapere sempre tutto. Ah, oh, ahi! Poterlo dire finalmente! Invece di sì e... amen.
Si, e una volta potersi entusiasmare anche per il Male. Trasferire su di sé dai passanti che vanno tutti i demoni della Terra e, finalmente, ricacciarli nel mondo, ecco. Essere un selvaggio...
E una buona volta sentire come è togliersi le scarpe sotto il tavolo e cosi, a piedi scalzi, sgranchirsi le dita dei piedi...
Rimanere soli, lasciare che sia, restare seri. Possiamo essere selvaggi solo se restiamo assolutamente seri. Non fare nient'altro che osservare, raccogliere, testimoniare, testare, custodire, restare spiriti.
Il cielo sopra Berlino
9 luglio 2008
The Libraniac
Distolgo per qualche attimo lo sguardo da assetti organizzativi, imprenditori, Fuck Off S.p.a. e compagnia bella. Mi guardo intorno e vedo grattacieli di libri, centinaia di libri. I comignoli fuori, spettatori muti e silenti; sento che in fondo mi osservano nel riquadro della finestra - hanno un paio di occhi rettangolari su ogni lato e si arroventano al Sole del primo pomeriggio.
"Concetti, non pensieri! Non superarai l'esame con stupide riflessioni fluttuanti nella testa!".
Già fottuto comignolo, hai anche ragione. Ma sono un uomo, non una macchina, o altro (che sia poi veramente umano?).
Penso ai libri che inondano la sala. Sapere. Decine e decine di tematiche, migliaia di anni di Storia, vite spezzate, uomini e donne sopraffatti da qualsiasi cosa, che sia amore o odio, bellezze architettoniche e paradisi artificiali, l'Italia, il Mondo, l'Universo (e spesso oltre). Chilometri di carta stampata che non riuscirei mai a percorrere interamente, nemmeno donandogli tutto il mio tempo, tutti i miei anni, tutta la mia eternità. Ed è solo una piccola pozza di sapere - la mia curiosità sbatte contro ogni copertina.
Se solo tutta l'umanità potesse aprirsi un pò di più alla lettura delle sue stesse opere.. addio falsi dei, addio demoni, addio tanto cara auto-distruzione.
E al diavolo i comignoli, io adoro questi voli scriteriati! (al "pindarici" forse ci arriverò un giorno)
Today's Song: David Bowie - Ziggy Stardust
"Concetti, non pensieri! Non superarai l'esame con stupide riflessioni fluttuanti nella testa!".
Già fottuto comignolo, hai anche ragione. Ma sono un uomo, non una macchina, o altro (che sia poi veramente umano?).
Penso ai libri che inondano la sala. Sapere. Decine e decine di tematiche, migliaia di anni di Storia, vite spezzate, uomini e donne sopraffatti da qualsiasi cosa, che sia amore o odio, bellezze architettoniche e paradisi artificiali, l'Italia, il Mondo, l'Universo (e spesso oltre). Chilometri di carta stampata che non riuscirei mai a percorrere interamente, nemmeno donandogli tutto il mio tempo, tutti i miei anni, tutta la mia eternità. Ed è solo una piccola pozza di sapere - la mia curiosità sbatte contro ogni copertina.
Se solo tutta l'umanità potesse aprirsi un pò di più alla lettura delle sue stesse opere.. addio falsi dei, addio demoni, addio tanto cara auto-distruzione.
E al diavolo i comignoli, io adoro questi voli scriteriati! (al "pindarici" forse ci arriverò un giorno)
Restare seduto e percorrere la regione del mondo spirituale; ho esperimentato questo vantaggio con i libri. Ubriacarsi con un solo bicchiere di vino; ho provato questo piacere bevendo il liquore delle dottrine esoteriche."
Kamàl - Uddìn da H.D.Thoreau - Walden
Today's Song: David Bowie - Ziggy Stardust
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4 luglio 2008
Looking for a title (in the sun)
"And crawling on the planet's face
some insects called the human race
lost in time, and lost in space
and meaning."
The Criminologist from The Rocky Horror Picture Show
Today's Song: Feeder - Comfort in Sound
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25 giugno 2008
Old Bull Talkin'
In macchina, mentre tornavamo alla sua vecchia casa, disse:
«Un giorno il genere umano si renderà conto che in realtà siamo in contatto con i morti e con l'aldilà, qualunque cosa sia; se solo facessimo un vero sforzo di volontà mentale, già adesso potremmo predire cosa succederà nei prossimi cento anni e far qualcosa per evitare ogni genere di catastrofe. Quando si muore il cervello subisce una mutazione di cui non sappiamo ancora niente ma che un giorno diventerà chiara se gli scienziati si daranno da fare. Al momento quei bastardi sono solo interessati a vedere se riescono a far saltare in aria la terra.»
Jack Kerouac - On the Road
Today's Song: NOFX - The Decline
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9 aprile 2008
Luci Rosse (It's not an erotic story)
Alzavo preoccupato lo sguardo verso il cielo grigio. Dio, speriamo che non piova oggi. Proprio una trentina di km prima mi preparavo per uscire. Avevo osservato il piccolo ombrello portatile con aria assonnata poi avevo detto a qualcuno d'invisibile "beh, fanculo all'ombrello". Probabilmente ora quel qualcuno d'invisibile stava per combinarmi uno scherzo di lì a poco, rovesciandomi addosso secchiate di acqua piovana malconcia.
Abbassai gli occhi sul libro e continuai a leggere sulla panchina del centro mentre aspettavo. Riuscivo a tapparmi le orecchie senza muovere nulla mentre il mondo caotico mi passava accanto - ci doveva essere qualche persona che schiamazzava, rombi di motori, il tubare dei luridi piccioni - ero concentrato, abbastanza. Ma non potevo fare a meno di sentire il vociare delle persone che si sedevano vicino.
Un gruppetto di ragazzi. Il solito: capelli stirati (tempo di preparazione attorno al molto, io l'avrei usato per dormire ancora), pelli costose (di cui non se ne sarebbero liberati come fanno i rettili), aria di finta superiorità. E altro. Argomenti all'ordine del giorno. Calcio, compagnucce pre-pubertatis, moda, altre cianfrusaglie. D'altronde la madre per loro, per tutti noi è il Sistema. Almeno finchè non ci decidiamo un pò a pensare. Qualcuno.
Hai quindici/sedici anni, la mamma Sistema ti parla e ti dice cosa è giusto e cosa è sbagliato. La mamma Sistema ti dice che i soldi son giusti e il barbone è sbagliato. La mamma Sistema ti dice "vieni caro, hai bisogno di vestiti.. allora.. questo va bene quest'anno, magari l'anno prossimo lo cambiamo ma ora va proprio bene, stai sicuro che con questo bel vestitino tutti ti sorrideranno e ti cammineranno accanto e ti leccheranno anche i piedi volendo, vedrai". La mamma Sistema ti dice di ascoltare tutto quello che dice la tele-spazza-visione, che stai sicuro che è tutto giusto. Ti tappa le orecchie e ti copre gli occhi quando vuole e se chiedi spiegazioni ti randella, ti punisce. In qualche modo. Alla fine cresci e impari tutto quello che mamma Sistema ti insegna, tutto quello che vuole. Ad un certo punto capisci che non può essere tutto fottutamente giusto e allora quando ti copre gli occhi subito le prendi le braccia e le allontani. Le allontani dalle orecchie. Vedi e senti anche quello che per mà è sbagliato e pensi. Cominci a scavarti un pò dentro. D'un tratto qualcosa di sbagliato per lei sembra giusto per te. E ti dici che lo è. Per te. Ti dice che se la pensi così ti rifiuterà. Ma ora hai una certa forza d'animo per fottertene e andare per la tua strada.
Molta gente invece semplicemente resta a poppare dal seno di mamma Sistema per tutta la vita. I veri bamboccioni. Almeno sono contenti.
Ci son passato anch'io e non sono ancora sicuro di aver completamente staccato la bocca dal poppatoio. Mah. Però penso. Già questo è un bel traguardo.
Poche ore dopo pioveva. In auto sentivo il ticchettio della pioggia sul parabrezza. Un desiderio, quello di alzare il dito medio verso quel qualcuno d'invisibile. O verso un suono di clacson nel traffico che pareva non finisse mai. Il mondo per strada nel Grigio, su ruote. Ma il blues mi teneva relativamente calmo, equilibrava un pò gli stati d'animo. Era come il latte freddo che lentamente si mischiava al caffè bollente. Stringevo la mano ai fratelli Allman "grazie ragazzi, davvero".
Mentre gli assoli irrompevano la pioggia aumentava e pian piano tornavo verso casa. Ogni semaforo rosso mi pugnalava. Il dannato rosso mi tormentava, dappertutto. Come le 12:34, 1234, spesso senza farlo apposta mi capitava di leggerlo sul display degli orologi digitali. Semplicemente posavo lo sguardo su un orologio ed erano le 12:34.
Poi il traffico si diradava e sentivo Dylan. Lay, lady, lay, lay across my big brass bed. Irruppi nella mia camera una volta a casa. Nessuna lady sul mio letto. C'era solo un fottuto piedone-cuscino morbido e verde. Almeno non era rosso.
Today's Song: Bob Dylan - Lay Lady Lay
Abbassai gli occhi sul libro e continuai a leggere sulla panchina del centro mentre aspettavo. Riuscivo a tapparmi le orecchie senza muovere nulla mentre il mondo caotico mi passava accanto - ci doveva essere qualche persona che schiamazzava, rombi di motori, il tubare dei luridi piccioni - ero concentrato, abbastanza. Ma non potevo fare a meno di sentire il vociare delle persone che si sedevano vicino.
Un gruppetto di ragazzi. Il solito: capelli stirati (tempo di preparazione attorno al molto, io l'avrei usato per dormire ancora), pelli costose (di cui non se ne sarebbero liberati come fanno i rettili), aria di finta superiorità. E altro. Argomenti all'ordine del giorno. Calcio, compagnucce pre-pubertatis, moda, altre cianfrusaglie. D'altronde la madre per loro, per tutti noi è il Sistema. Almeno finchè non ci decidiamo un pò a pensare. Qualcuno.
Hai quindici/sedici anni, la mamma Sistema ti parla e ti dice cosa è giusto e cosa è sbagliato. La mamma Sistema ti dice che i soldi son giusti e il barbone è sbagliato. La mamma Sistema ti dice "vieni caro, hai bisogno di vestiti.. allora.. questo va bene quest'anno, magari l'anno prossimo lo cambiamo ma ora va proprio bene, stai sicuro che con questo bel vestitino tutti ti sorrideranno e ti cammineranno accanto e ti leccheranno anche i piedi volendo, vedrai". La mamma Sistema ti dice di ascoltare tutto quello che dice la tele-spazza-visione, che stai sicuro che è tutto giusto. Ti tappa le orecchie e ti copre gli occhi quando vuole e se chiedi spiegazioni ti randella, ti punisce. In qualche modo. Alla fine cresci e impari tutto quello che mamma Sistema ti insegna, tutto quello che vuole. Ad un certo punto capisci che non può essere tutto fottutamente giusto e allora quando ti copre gli occhi subito le prendi le braccia e le allontani. Le allontani dalle orecchie. Vedi e senti anche quello che per mà è sbagliato e pensi. Cominci a scavarti un pò dentro. D'un tratto qualcosa di sbagliato per lei sembra giusto per te. E ti dici che lo è. Per te. Ti dice che se la pensi così ti rifiuterà. Ma ora hai una certa forza d'animo per fottertene e andare per la tua strada.
Molta gente invece semplicemente resta a poppare dal seno di mamma Sistema per tutta la vita. I veri bamboccioni. Almeno sono contenti.
Ci son passato anch'io e non sono ancora sicuro di aver completamente staccato la bocca dal poppatoio. Mah. Però penso. Già questo è un bel traguardo.
Poche ore dopo pioveva. In auto sentivo il ticchettio della pioggia sul parabrezza. Un desiderio, quello di alzare il dito medio verso quel qualcuno d'invisibile. O verso un suono di clacson nel traffico che pareva non finisse mai. Il mondo per strada nel Grigio, su ruote. Ma il blues mi teneva relativamente calmo, equilibrava un pò gli stati d'animo. Era come il latte freddo che lentamente si mischiava al caffè bollente. Stringevo la mano ai fratelli Allman "grazie ragazzi, davvero".
Mentre gli assoli irrompevano la pioggia aumentava e pian piano tornavo verso casa. Ogni semaforo rosso mi pugnalava. Il dannato rosso mi tormentava, dappertutto. Come le 12:34, 1234, spesso senza farlo apposta mi capitava di leggerlo sul display degli orologi digitali. Semplicemente posavo lo sguardo su un orologio ed erano le 12:34.
Poi il traffico si diradava e sentivo Dylan. Lay, lady, lay, lay across my big brass bed. Irruppi nella mia camera una volta a casa. Nessuna lady sul mio letto. C'era solo un fottuto piedone-cuscino morbido e verde. Almeno non era rosso.
"Passai accanto a duecento persone e non riuscii a vedere un solo essere umano."
Charles Bukowski
Today's Song: Bob Dylan - Lay Lady Lay
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Sistema
7 aprile 2008
Pensieri #2
Aprii l'entrata scorrevole della doccia con aria assonnata. Non capivo il motivo per il quale avevo sempre sonno, ultimamente dico. Non dormivo poco eppure anche la caffeina non mi dava quella scarica simil-adrenalinica che mi risvegliava dal torpore del mondo dei sogni. Ero in costante compagnia di sguardo nel vuoto e palpebre pesanti. Avrei potuto smettere di resistere al sonno e, chiudendo definitivamente le palpebre mi sarei allontanato per un attimo dal bel mondo in mano a degli idioti. Non sarebbe stato male dopotutto, almeno per un momento..
Ma ora osservavo un rigagnolo blu chiaro sbattuto sul fondo della doccia mentre lo scarico ne beveva qualche sorso. Sembrava che qualcuno avesse sgozzato lo shampoo. Pareva un efferato shampicidio: le striscie di delimitazione della polizia, i prodotti da bagno intorno curiosi, i cosmetici della scientifica che raccoglievano prove, la moglie della vittima che piangeva lacrime rosa profumate. Alla fine si scopriva che il bastardo si era suicidato. Addio vita di merda, e via. Che brutta fine però. Io mi sarei sparato. Gli schizzi di sangue blu chiaro sulle pareti della doccia sarebbero stati molto più artistici, arte macabra.
Lo scarico continuava ad inghiottire insaziabile e la scena si cancellava sotto i miei occhi mentre l'acqua scorreva. Un pò come quando scrivi una parolaccia sulla sabbia del mare, con il dito, ma poi arriva un'onda e distrugge la tua "arte" senza chiedere nulla, senza rispetto. In qualche modo la Natura l'ha sempre vinta sull'uomo e sui suoi tentativi continui di sfregiarla. Per fortuna. Così l'umanità ora non si deve stupire se la bella signora si ribella un pò e comincia a mandare tutti al creatore, o al diavolo. Per anni l'uomo l'ha indispettita, ferita, schernita, come un bulletto che pesta un secchione dietro la scuola nel tardo pomeriggio, ha creduto di esserne superiore, ha creduto di essere
il padrone incontrastato
di tutto quello che osservava e di tutto quello su cui posava le mani, ha creduto di poter fare tutto il male che voleva e adesso... beh adesso son cazzi. La Natura non è cattiva e non è buona, questa distinzione ce la siamo creata noi, fa quello che dev'essere fatto secondo leggi a noi sconosciute e scritte chissà dove in un editto eterno. Può aprirti il cuore con un esplosivo tramonto tra i colli. E poi può fotterti in qualunque momento quando meno te l'aspetti, un fulmine ben calibrato e boom! il piccolo uomo polverizzato all'istante. Allora non stupitevi se un'onda di marea fa crollare i vostri sogni, i vostri ideali costruiti sulla sabbia. E non incazzatevi, piuttosto pensate a come costruirli più
solidi e in modo da non accasciarsi
per una sferzata di vento.
E difendeteli fino alla morte. Diamine. Difendete i vostri fortini.
Today's Song: Dropkick Murphys - I'm shipping up to Boston
Ma ora osservavo un rigagnolo blu chiaro sbattuto sul fondo della doccia mentre lo scarico ne beveva qualche sorso. Sembrava che qualcuno avesse sgozzato lo shampoo. Pareva un efferato shampicidio: le striscie di delimitazione della polizia, i prodotti da bagno intorno curiosi, i cosmetici della scientifica che raccoglievano prove, la moglie della vittima che piangeva lacrime rosa profumate. Alla fine si scopriva che il bastardo si era suicidato. Addio vita di merda, e via. Che brutta fine però. Io mi sarei sparato. Gli schizzi di sangue blu chiaro sulle pareti della doccia sarebbero stati molto più artistici, arte macabra.
Lo scarico continuava ad inghiottire insaziabile e la scena si cancellava sotto i miei occhi mentre l'acqua scorreva. Un pò come quando scrivi una parolaccia sulla sabbia del mare, con il dito, ma poi arriva un'onda e distrugge la tua "arte" senza chiedere nulla, senza rispetto. In qualche modo la Natura l'ha sempre vinta sull'uomo e sui suoi tentativi continui di sfregiarla. Per fortuna. Così l'umanità ora non si deve stupire se la bella signora si ribella un pò e comincia a mandare tutti al creatore, o al diavolo. Per anni l'uomo l'ha indispettita, ferita, schernita, come un bulletto che pesta un secchione dietro la scuola nel tardo pomeriggio, ha creduto di esserne superiore, ha creduto di essere
il padrone incontrastato
di tutto quello che osservava e di tutto quello su cui posava le mani, ha creduto di poter fare tutto il male che voleva e adesso... beh adesso son cazzi. La Natura non è cattiva e non è buona, questa distinzione ce la siamo creata noi, fa quello che dev'essere fatto secondo leggi a noi sconosciute e scritte chissà dove in un editto eterno. Può aprirti il cuore con un esplosivo tramonto tra i colli. E poi può fotterti in qualunque momento quando meno te l'aspetti, un fulmine ben calibrato e boom! il piccolo uomo polverizzato all'istante. Allora non stupitevi se un'onda di marea fa crollare i vostri sogni, i vostri ideali costruiti sulla sabbia. E non incazzatevi, piuttosto pensate a come costruirli più
solidi e in modo da non accasciarsi
per una sferzata di vento.
E difendeteli fino alla morte. Diamine. Difendete i vostri fortini.
Volgi il tuo occhio all'interno, e scoprirai
Migliaia di regioni, nel tuo cuore,
vergini ancora. Viaggiale tutte, e fatti esperto
In cosmografia interiore
Henry David Thoreau - Walden
Today's Song: Dropkick Murphys - I'm shipping up to Boston
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