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11 settembre 2008

Noir

Quando ascolto musica da film noir di passata fattura tutto si trasforma, la vecchia tromba con la sordina forma una strana cappa che avvolge la stanza, seguita dall'oscurità - nero - la luce si riduce mano a mano. Resti tu in questa luce soffusa che illumina solo parte della scrivania e la tua sagoma china e pensierosa, mentre il nero inghiotte il resto. Posi la tua canna sputa-inchiostro ancora fumante, accendi un sigaro e ti appoggi con tutta la schiena all'indietro, sulla sedia malconcia, raggiungendo una piacevole pendenza - storci il lato della bocca in un ghigno soddisfatto. In attesa. Probabilmente di lì a poco arriverà un sicario a piantarti del piombo caldo in testa. "Tornerò, ci puoi giurare, amico."
O sarà una donna in pelliccia con le gambe accavallate e una sigaretta sbavata di rossetto tra le labbra a mandarti all'altro mondo, chissà. E' possibile che ci andrai in questo copione.
Ti godi l'ultima boccata di un dolce, amaro fumo che disegna nell'aria cerchi concentrici, ben visibile nonostante tutto quel nero, prima che quella porta davanti alla tua scrivania si apra. Il tuo ghigno è ancora lì, soddisfatto. Riafferri la tua semiautomatica e continui a recitare il film noir della tua vita...


...Bang(?)(!) Classico,no?



Today's Song: Peter McConnel - Mr. Frustration Man



12 maggio 2008

Dawn of the Night

Cavalchi un sogno
nel momento interrotto

Schizzi di bianco
latteo, sulla tela nera del cielo
- il tramonto spirato
L'Orsa dell'Olimpo traina
il Carro Romano
Vedi la notte di Lowell
tra le pieghe
dell'anima

La Radio canta Jack Kerouac
L'alcool infiamma l'Ego

Cerchi la stella promessa..
..Dove sei?

Today's Song: Pearl Jam - Alive



3 aprile 2008

...But I scream 'till my voice is gone

Guardavo il portachiavi, il giorno stava per morire davanti al parabrezza. Aspettavo di partire, di fiondare il proiettile nero verso il lago fermandolo un pò prima che planasse sull'acqua e sprofondasse nel bacino - accidenti, i problemi sarebbero finiti a quel punto ma nonostante tutto ci doveva essere qualche cazzo di cosa per cui continuare a trascinare le scarpe malconce lungo le strade. Ci doveva essere. - Insomma, osservavo quel portachiavi: un Sole che pareva abbracciasse una Luna, preliminari prima di passare la notte (o il giorno?) insieme. Appunto, giorno o notte? non era possibile, semplicemente. Una relazione impossibile. Quando Mr Sole timbra il cartellino ecco che Mrs Luna comincia la nottata lavorativa, si vedono di sfuggita nell'immensità, a volte nemmeno quello. Almeno Mrs Luna ha qualche amica con cui parlare di notte, stelle ovunque, un gran bel casino di voci femminili che si scambiano gossip e sputtanamenti, anche su Mr Sole, che se ne sta a riposare dall'altro lato del cielo o a grattarsi..chessò.. ignaro di tutto, pensando alla sua bella che non vede mai. La bella nel blu scherza con le sue amiche mentre il suo Lui si danna in solitudine. La bella nel blu di notte si diverte ad ingannare i piccoli uomini, credono di volare e un attimo dopo lei gli strappa le esili ali con un ghigno e li osserva mentre precipitano nel Vuoto e si schiantano a terra. Mr Sole al suo turno vede miriadi di corpi tremanti al suolo, li irradia di vita di modo che possano ancora sperare, di modo che possano ancora lanciare il loro urlo barbarico nell'atmosfera. Urlo armato di rabbia che li rafforza nell'animo. E mentre urlano ridono allo stesso tempo, un riso quasi satanico "Ahah sono qui!".
Ci porta avanti, la voglia di urlare. Urlare davanti al cielo che si infiamma. Urlare sulle barriere del suono. Urlare a noi stessi. Urlare al Samsara. Rabbia che esplode nell'aria!

I'm calling out, only echoes respond...

Today's Song: Rise Against - The First Drop



25 febbraio 2008

And tonight I thank the stars

Sembra una scena già vista, “Déjà vu” mi suggerisce un croupier di roulette francese (lo scaccio con una smorfia, in fondo qui non c’entra, è solo un pensiero che è uscito dalla botola): di ritorno in solitudine da un’uscita serale, rombo di motore che trascina qualche pezzetto di lega e plastica e tessuto e ferro e pensieri e via dicendo. Nella cabina solitaria l’eco di un blues lontano, la Band dei Fratelli Allman suona anche stanotte solo per me, corde vibrano, bacchette battono sui piatti, tasti si piegano al tocco leggero ma deciso delle dita, favolosi assoli creano onde elettriche che si infilano nel mio corpo e mi scuotono. La Musica uccide – giovane ragazzo fulminato mentre ascolta blues. Domina nella prima pagina di un non-giornale e allora la gente che si preoccupa e governi cominciano piani di distruzione globale di lettori cd, giradischi, lettori multimediali, tutti i concerti vengono cancellati, le band dichiarate illegali, Vietata la Musica, qualche ragazzo viene sorpreso a “farsi” di Musica (le onde elettriche prima di uccidere provocano un piacere superiore a qualsiasi cosa) e viene fermato e imprigionato prima che possa farsi del male, o farsi l’ultimo eterno Bene e così sarà la fine del mondo, perché l’esistenza non può esistere senza un sottofondo appropriato.
E il blues corre con la macchina, mentre sfreccio verso casa.
A sinistra da qualche parte nel blu scuro troneggia l’Orfano, il Monte Orfano, piccola protuberanza rocciosa che ha perso i genitori chissà dove, non lo vogliono nemmeno all’orfanotrofio, se ne stà là sdraiato sulla pianura supino, umani ancora più piccoli di lui gli passano accanto, guarda la luna e le stelle ed è felice nella sua solitudine selvatica. Le sue forme frantumano la volta celeste e sopra l’increspatura il convegno notturno continua, diretto dalla Luna di formaggio. Al di sotto, nell’umanità, una miriade di luci artificiali esplodono nella pianura – invidiose, vorrebbero scintillare come le cugine in cielo e illuminare i cuori dell’uomo. Osservo quelle sferzate di luce all’orizzonte e mi immagino grandi metropoli in grandi spazi aperti chissà dove, spazi in cui vorrei trovarmi perso a girovagare senza una meta senza un tempo senza dieci, cento, mille preoccupazioni per la testa, solo trascinare i miei piedi per chilometri e chilometri verso nessuna parte; e magari fermarmi qui per un assenzio, là per un caffè, seguendo i (notturni) fantasmi di me stesso attraverso il passaggio continuo, la morte e la resurrezione di un vocale ahimè (grazie ancora nonno Lawrence F.). Lo sguardo si sposta nuovamente sulla grigia via serpentina verso una meta che in realtà ho, un cartello bianco mi annuncia che è vicina, le luci che agoniano il cielo ora mi sovrastano, allungando ombre del mio abitacolo ambulante sull’asfalto, mentre mi avvicino alla cara abitazione che mi inghiottirà in mondi di sogni e pensieri da mani dietro la nuca disteso fissando il soffitto scuro. Il grande cancello verde inghiotte la vettura, scendo, percorro pochi passi affrettati sotto i lampioni e raggiungo il pianerottolo. Mi fermo davanti alla porta, alzo gli occhi ancora una volta verso l’alto, il convegno notturno ancora continua quasi noncurante dello spettatore solitario più sotto. D’improvviso le stelle sono puntini che posso afferrare e stringere dentro il mio pugno, o unire in un gioco da Settimana Enigmistica, uno, due, tre, quattro, cinque… a formare una figura che sarà il mio futuro, disegnata da corpi che molto probabilmente la sanno meglio di me su quello che qualcuno chiama Destino – Io solo userò la penna della mia mente per unire i puntini nel corso del tempo, e quando comincierò a distinguere la forma nel cielo allora comincierò ad essere veramente felice e non avrò bisogno di altra cosa superflua, se non la mia vita riflesso di quell’immagine.

Ancora una volta Natura ispira e non dovete biasimarmi se parlo alle stelle.



Today's Song: Blur - Coffee and Tv (il cartone del latte mi fa troppa tenerezza)


4 febbraio 2008

Ali bagnate

E così il giorno di pioggia e vento e fruscio di macchine a contatto con l’asfalto stradale e lente signore anziane che si trascinano per i vicoli del paese con le loro eterne commissioni, mi si sdraia completamente addosso – un barbuto anziano ubriaco che mi ride in faccia con il suo fiato di malto e idromele. A fatica tento di scrollarmelo di dosso ma il vecchio barbone continua ad opprimermi e ridermi in faccia, il suo vento gelido e bastardo mi sferza il viso e penetra nelle vesti, profondo si insinua nella pelle e nelle ossa, spalanca le porte dell’anima e fa uscire tutti i bravi ragazzi che si divertono e bevono mentre la stanza si riempie di grigio e facce smorte. Sul ciglio della strada aspetto di passare dall’altra parte mentre mute utilitarie sferragliano verso chissà dove – un enorme tir mi sfreccia davanti e sposta cubi di aria che mi travolge violenta, cinica che mi accompagna anche durante il guado del fiume di pece e orli bianchi. Alzo gli occhi al cielo di piombo che mi obnubila la mente, impegnata in ragionamenti su Joyce dinamitardo dublinese che un bel giorno decise di far collassare la diga di preconcetti e tradizioni, un gran boato boooooom così che il flusso di coscienza potesse travolgere la tranquilla vallata dei Conformisti più giù e James con il suo cappello a larghe tese e i suoi occhialetti irlandesi che se la rideva tenendosi la cintola, mentre osservava la devastazione che aveva creato sul mondo vittoriano perbenista (e il flusso di coscienza è veramente una cosa straordinaria a provarsi perché – sul serio – ti travolge tutto dentro e ti metti a sorridere). Trascino il mio corpo relitto su per la salita verso il centro del paese, intorno a me grondaie e tetti e tegole tristi sputano acqua sul terreno, forme liquide che lentamente scivolano verso livelli più bassi dell’esistenza e creano enormi bacini dove fantasmi speranzosi sguazzano ma non riescono a salvarsi – una stasi che potrebbe durare per millenni. Il fottuto vento demolisce esili barriere protettive dell’ombrello, fanculo, lo chiudo e vorrei scaraventarlo in aria, verso quella desolazione lassù e gridare e maledirla con ogni sorta di fattura. Spingo la grande porta tra due vetrine con maschere di Carnevale – Carnevale? ah si Carnevale, giusto giusto, se qualcuno non me lo diceva manco ci facevo bada a quello che anni fa mi regalava momenti lieti in abiti di pirata di fuorilegge in calzamaglia di cattivoni in miti cavallereschi, banalità di tradizione che divertivano e addizionavano persone in piazze gremite di carri allegorici, ma che ora per me non costituivano altro che un mucchio di scempiaggini di poco conto devo ammetterlo. Entro per rinnovare nuovamente il patto con la grande società di balenottere azzurre che mi scorrazzano in giro, in realtà soliti percorsi di routine semi-quotidiani, pochi kilometri ma tanti stupidi soldini da versare nelle larghe tasche di qualche burocrate sdraiato su un lettino alle Bahamas, mentre tanti piccoli schiavetti in groppa alle balene trascinano tanti altri piccoli schiavetti verso la continuazione delle loro vite, vite che continuamente si intrecciano con altre vite che si muovono su quattro,due,chissà quante ruote, mentre il mondo sofferente continua a girare su se stesso. Mentre discendo la strada che prima si poteva offrire come rampa di lancio verso qualcosa di diverso, ancora acqua piovana sgorga dalle tubature e il cielo terso di nuvole come stracci unti e rancidi copre la fronte della terra – immagino di essere in un bel locale, una serata tranquilla, davanti una buona birra e oltre quella un buon amico che mi chiede che diavolo mi prenda e si per una volta in qualche modo mi capisce e mi aiuta veramente e allora.. tac! qualcosa cambia e in un lampo tutto, grigio cielo, vecchio giorno barbuto e ubriaco, vento gelido, pioggia, tutto svanisce in una nube orribile che lentamente e velocemente se la svigna con la coda tra le gambe nel Nulla. E torna il sereno. Ma la realtà è ancora grigia, pietrificata nel tempo, in attesa che qualche mano mi riporti a galla boccheggiante ma – vivo.

E forse è solo una dannata giornata uggiosa.

"La mia vita è una vasta e insensata leggenda che si estende in ogni direzione senza un inizio e una fine, come il Vuoto - come il Samsara come fossero dei tic per tutto il giorno mille ricordi vengono a turbare il mio pensiero vitale con spasmi quasi muscolari di lucidità e memorie"

Jack Kerouac

Today's Song: Othar Turner - Shimmy She Wobble



28 gennaio 2008

Grey Fog

C'è un non-so-chè di strano, misterioso, mentre fiondi la tua macchina su tappeti scuri di pece e asfalto - linee lattee che si srotolano lentamente davanti ai tuoi occhi e ti cingono i fianchi - inghiottito in un mondo opaco, vacuo, di fitta nebbia di pianura. Un pò come branchi di giovani anime spensierate che bivaccano in stanze nell'Est del Tempo, avvolti in giacconi di fumi, alcool... oppure come doccie bollenti riempiono l'aria di nuvole di vapore, il vetro si offusca e in quel preciso istante nulla esiste, tranne il tuo lento respiro vitale - Ma no, no... nel mondo nebbioso lo sguardo fruga nelle grigie tenebre, i fari affamati di chiarezza ti porgono misere porzioni di strada - Tutt'intorno il Vuoto, e cominci a pensare che anche i tuoi pensieri sono offuscati e che il Vuoto si è impadronito di te - gli occhi sgranati e un certo timore, di essere dannatamente solo, di proseguire verso il nulla per l'eternità e via dicendo. L'Eternità!
Poi nel grigio Anatema, due puntini rossi e scintillanti, dapprima il Demone Sbronzo che con un guizzo porterà te e il tuo relitto ancor più nel Nulla assoluto - ma il torpore sensoriale ti dà tregua e distingui le luci posteriori di un altro mezzo che sferraglia davanti a te. Un paio di curve e anche quello è solo un pallido ricordo, divorato dalla nube, cupa, famelica - anche il cielo notturno ha subito la stessa sorte: l'inchiostro blu scuro è colato dritto nello scarico, insieme a tutto il latte che qualcuno ci aveva rovesciato sopra dalla notte dei tempi; solo...Grigio.
D'un tratto non credi a quel che succede, il grigiore pian piano si mischia con i colori della notte, le forme riprendono a popolare i loro chiari abitacoli, un cartello ti saluta "Sei a casa." - Su, in alto, la notte sgorga dal Vuoto e tutto ha nuovamente un senso. Mentre rombi verso quella tua porta con un sacchetto di pensieri felici, scorgi i due puntini rossi che ora se ne stanno fermi sul ciglio della strada, di fianco due sagome in divisa immerse nella luce, limpida - il Demone sconfitto.






Today's Song: Dropkick Murphys - The State of Massachusetts



3 gennaio 2008

Tributo al passato

Una piccola lampada rigurgita luce debole, fioca nell'oscurita della stanza, solo un'altra più forte e maestosa luce, più distante, testimonia il mio operato quotidiano: un tavolo, un libro, una matita, fogli sparsi, un futuro incerto e da costruire - La lampada gioca con me, proiettando ombre nel crepuscolo mentre sotto di lei la puntina viaggia sul disco, supera alti promontori, sprofonda in basse conche, un suono caldo e antico fuoriesce dalle enormi casse - il jazz fusion mi parla e mi porta nel '74, le lancette scorrono in senso antiorario, nel salotto
scuro mi perdo in un dedalo di note e di suoni, all'interno del vinile un gruppo di uomini pizzica corde, preme tasti, accarezza piatti - il loro mondo gira vorticosamente. 33! La luce per loro è troppo forte per spingere il naso all'insù, non sanno cosa si cela oltre il bagliore eterno ma non se ne preoccupano, continuano a suonare sulla superficie nera che gira.
Non percepisco altri suoni, è fantastico, la musica continua a scorrermi dentro - Un
post-moderno giunge di un tratto nell'anticamera del cervello: "Che diavolo significa?" - da chissà dove un gigante basso arriva e trafigge l'omino con l'intero e lungo manico, "Significa questo!", e la musica continua.. dun dududun dududun..
Ma ecco che sono in America, in un bar dei sobborghi in qualche strana e lugubre metropoli, seduto al tavolo davanti ad una birra ascolto i Weather Report mentre trascinano l'intero locale in uno stato di trance mistica - Jaco mitraglia l'atmosfera di note, gli altri si uniscono alla frenesia mentre il bar del sobborgo esulta.."si cazzo, grandiosi!si!si!" - una ragazza misteriosa si siede non lontana da me, lancio un'occhiata e lei mi sorride mentre il jazz impazza come belva feroce pronta a divorare ogni singolo ubriacone sotto il palco. Le offro un drink, allarga la bocca in un sorriso e mi parla "sai sono in giro da molto tempo, viaggio con
alcuni amici ma mi son allontanata un attimo da loro per conoscere altra gente che sta qui dentro, dovrebbero essere nel bar all'inizio della dodicesima strada.. cristo, sto parlando troppo, parlami un pò di te.."

Poi un suono costante, come battito di cuore, mi riporta alla realtà: la puntina è arrivata alla fine del disco, il bar è svanito come fumo insieme alla ragazza misteriosa e allo strepitare della folla frenetica. Cala la notte sul piccolo mondo vinile - Cala la notte sul piccolo mondo moderno - Cala la notte sulla grande immaginazione - Click! La luce si spegne. Buio.

"La vita senza musica non è vita."

Friedrich Nietzsche



Today's Song: Weather Report - Cucumber Slumber



30 dicembre 2007

Silenzio, parla la Notte

Giro la chiave e l'incessante brontolio del motore si assopisce, mentre la radio rimane a tenermi compagnia - una musica dolce e intensa del West, di un lontano West, dove il Diamante del silenzio viaggia su millenari binari invisibili lungo sconfinate terre e praterie e su verso il cielo infinito - mi ritrovo solo con i miei pensieri, nella notte di un parco dove la mia infanzia aveva trascorso i suoi anni, quando il tramonto infuocato ci osservava dal suo abitacolo laggiù all'orizzonte, 423 Horizon Avenue, e l'odore di mosto selvatico passava a solleticare le nostre narici di bambini spensierati - troppo piccoli per preoccuparci.
La grande serata si volge al termine, ancora una volta John Barleycorn si è sacrificato per me (cazzo, doveva morire), tra non molto l'alba inonderà di luce quel piccolo nido di tenebre - ma gli occhi sono aperti, cercano suoni, immagini, affamati di sensazioni frugano nel silenzio che li circonda - Giganti bruni già sonnecchiano lontani, sopra di loro grava l'immenso cielo blu scuro, la luna si fa spazio fioca nella bruma tra le fronde di nodosi alberi neri spogli - al di sotto nell'umanità, luci fiammeggianti scintillano al di là dei campi, 
stanchi lampioni debolmente illuminano
la strada sottostante (uno di loro non regge la sua eterna occupazione e si addormenta vicino alla ringhiera), lampadine di festa intermittenti tra le siepi laggiù - Tutto è avvolto nell'abbraccio dell'oscurità, la macchina universale del tempo si è fermata e pare che nessuno abbia voglia di ripararla - chissenefrega, meglio così, mi sento parte di tutta quella piccola alchimia, spengo per un momento la radio che nel frattempo aveva continuato a suonare e ascolto il silenzio eterno, il lungo ronzio così prezioso mentre lontano la civiltà mi scivola accanto nel suo freneticare perfino nella notte d'inchiostro.
Poi, il momento di andare, mi decido ad avvitare il bullone e così il tempo riprende a scorrere - la chiave gira nella toppa, il motore romba, il movimento macchinoso disturba la quiete mentre me ne torno alla vita - il parco se ne starà lì, piccolo baluardo di fantasia e immaginazione, laggiù a dominare la notte eterna dell'uomo.

"E una tenebra ottusa cala su una silhouette che si staglia sola e con la mano dà l'addio al tremebondo futuro del mondo"

Lawrence Ferlinghetti - Boccioni: Mattino e Crepuscolo





Today's Song: Eddie Vedder - Hard Sun

23 dicembre 2007

Quel giorno d'inverno

Natale...

Una leggera brezza gelida sferza senza tregua piccole anime che passeggiano lungo la strada - costose utilitarie sfrecciano sull'asfalto spingendo la brezza verso l'alto, verso il cielo denso di nuvole trasparenti, dove Atlante si staglia in tutta la sua altezza avvolto in un lungo giaccone - "Di questi tempi col cazzo che Zeus mi aumenta lo stipendio..." - anche lui è diventato un lavoratore dipendente (la modernità ha investito anche l'Olimpo), contratto a tempo determinato (fino alla fine dei tempi), lui gli scioperi però se li scorda - vorrebbe starsene anche lui al calduccio, in salotto, davanti al tubo catodico, zapping sulla tv perchè a lui non piace niente di quello che trasmettono la domenica pomeriggio, inorridisce, allora spegne e si addormenta nel silenzio eterno che
non è silenzio - perchè il silenzio puro non esiste.
All'interno di giganti costruiti dall'umanità, piccoli mortali trovano riparo dal freddo pungente - taluni si preoccupano per l'imminente evento, altri sono in pace con se stessi, altri ancora escono per unirsi al grande balletto cosmico dei centri commerciali, frenetici, cercano ancora qualcosa da dare ai propri cari, cercano un contorno alla grande festa, la pomposa celebrazione dell'onnipotenza del maestoso Dio DollaroEuroSterlinaYen.. cazzo,un nome lunghissimo..
Lui chiamerà ancora i suoi miliardi di fedeli ad adorarlo con sacrifici, carneficine, stragi, ingiustizie, tutto un grande odio globale e orrore - mentre poveri atei, uniti in piccoli crocchi speranzosi, si staccheranno dal valzer delirante del mondo - nasi protesi verso il cosmo, rendendo grazie alle stelle - negli occhi lacrime di vita.

...Natale

"Ah America, così grande, così triste, così nera, sei come le foglie di un'estate arida che si accartocciano prima che Agosto decida la sua fine, sei senza speranza, ti guardano tutti, ma non c'è niente oltre l'arida triste mancanza di speranza, la consapevolezza della morte incombente, la sofferenza della vita presente, luci di Natale che non vogliono salvare nè te nè nessun altro, altri ancora possono accendere luci di Natale su un cespuglio appassito in Agosto, di notte, e farlo sembrare come qualcosa, che è questo Natale che professi, in questo Vuoto? ... in questa nebulosa nuvola?"



 
Today's Song: Foo Fighters - Summer's End

15 dicembre 2007

Sky War

Sogno di una fredda mattina imprecisata di mezzo inverno (Shakespeare avvolto in un pesante giaccone che si sfrega le mani ghiacciate mentre Nick Bottom indossa zoccoli da neve..) - la realtà si fonderà ben presto con l'immaginazione - mentre me ne sto seduto sul sedile del passeggero, accanto il guidatore, dietro la famosa sagoma in camicia da notte (per chi si ricorda l'emblematica figura) - la macchina nera pece che sferraglia veloce in mezzo alla careggiata autostradale inghiottendo chilometri, l'asfalto che si srotola freneticamente, avanti, in direzione del cielo..

Proprio lì poso lo sguardo assonnato mentre il vociare nella macchina cade su argomenti di
attualità: "...si beh comunque fanno a bene a farlo lo sciopero, cioè è un disagio per la gente normale...il guaio...benz..." - ad un tratto le parole svaniscono come fumo nell'aria e davanti a me un'immensa
muraglia di nuvole si staglia all'orizzonte, imponente, si erge sull'orrore dell'umanità con il suo ghigno malefico, pronta a cancellare TUTTO.
Al di sopra di essa una luce intensa crea un cortina fiammeggiante - eserciti cherubini e orde tenebrose si affrontano in un'eterna lotta per il controllo del creato, mentre giù nella desolazione tutto va segretamente bene - Nessuno sà come andrà a finire, non ci sarà diplomazia, nessun armistizio, nessun patto, niente di niente riuscirà a porre fine al mistico conflitto..
Perchè combattono? per una giovane musa? per uno sgarro? per divorante avarizia? - No, solamente perchè così è,
perchè così sta scritto nel vuoto dell'eternità, perchè così piccoli angeli senz'ali come noi possano rimanere a bocca aperta, tremanti nel silenzio adamantino, gli occhi sgranati al cielo - tutta la piccola e umile umanità in prima
fila per assistere allo spettacolo dell'esistenza.


(Foto scattata su macchina in movimento, nulla a che vedere con lo spettacolo reale)

Today's Song: Cat Stevens - Wild World