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20 settembre 2009

E cosi vorresti fare lo scrittore?

Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo.
a meno che non ti venga dritto dal
cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.
se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla
macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.
se lo fai solo per soldi o per
fama,
non farlo.
se lo fai perché vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.
se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun
altro,
lascia perdere.

se devi aspettare che ti esca come un
ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro.
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.

non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall’auto-
compiacimento.
le biblioteche del mondo hanno
sbadigliato
fino ad addormentarsi
per tipi come te.
non aggiungerti a loro.
non farlo.
a meno che non ti esca
dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all’omicidio,
non farlo.
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.

quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da
sé e continuerà
finché tu morirai o morirà in
te.

non c’è altro modo.

e non c’è mai stato

Charles Bukowski, E cosi vorresti fare lo scrittore?




Charles Bukowski by DocSonian


input da Retroguardia 2.0

dovremmo scrivercelo in testa e, per star sul sicuro, sbattercelo in faccia tutte quelle volte che proviamo a sputare fuori a forza qualche riga, nonostante favolose idee gironzolino in testa (a sto punto è meglio scarabocchiare sul taccuino).
basta.

13 ottobre 2008

Ti trovi a uscire in retromarcia entrando nella vita stessa

Mi rivolsi a Jeannie.
« Scusa bambola, ma a quanto pare mi invischio sempre in questi sterili dialoghi con quasi tutti i baristi che incontro. »
« Non fa niente, Belane. »
Aveva un’aria triste.
« Belane, devo andarmene. »
« Oh, va bene, ma bevine un altro, prima di incamminarti. »
« No, voglio dire andarmene, la gente che ho con me deve andarsene… dalla Terra. Non so perché, ma mi sono affezionata a te. »
« E’ comprensibile, » dissi ridendo, «ma perché la tua banda vuole lasciare la Terra? »
« Abbiamo riflettuto, è semplicemente troppo orribile. Non vogliamo colonizzare la tua Terra. »
« Che cosa è troppo orribile, Jeannie? »
« La Terra. Lo smog, gli assassinii, l’aria avvelenata, l’acqua avvelenata, il cibo avvelenato, l’odio, la mancanza di speranza, tutto. Sulla Terra l’unica cosa bella sono gli animali, e stanno eliminando anche loro, presto scompariranno tutti, tranne i topi e i cavalli da corsa. E’ molto triste, non c’è da meravigliarsi, se bevi tanto. »
« Sì Jeannie. E non dimenticare le nostre pile atomiche. »
« Sì, siete andati troppo oltre, a quanto pare. »
« Sì, potremmo sparire fra due giorni o durare altri mille anni. Non sappiamo quale delle due ipotesi si avvererà, e quindi per la maggior parte della gente è difficile interessarsi a qualcosa. »
« Mi mancherai, Belane, e anche gli animali… »
« Non ti biasimo se te ne vai, Jeannie… »
Vidi che le spuntavano le lacrime agli occhi.
« Per favore non piangere, Jeannie, accidenti… »
Prese in mano il bicchiere, lo scolò, mi guardo con occhi che non avevo mai veduto da nessuna parte, e che non avrei rivisto mai più.
« Addio, ciccione, » mi salutò sorridendo.
E poi se ne era andata.

Charles Bukowski - Pulp


Today's Song: The Rolling Stones - Sympathy for the Devil



28 agosto 2008

Per me scrivere è tirare fuori la morte dal taschino, scagliarla contro il muro e riprenderla al volo.

"Nella nostra vita, tutti finiamo per farci prendere e dilaniare da varie trappole. Nessuno sfugge. Alcuni addirittura ci convivono. Il trucco è rendersi conto che una trappola è una trappola. Se ci caschi dentro e non te ne accorgi sei finito. Credo di aver individuato quasi tutte le mie trappole e di averle descritte. Scrivere, naturalmente, non vuol dire parlare sempre e comunque di trappole. C’è dell’altro. Eppure, si potrebbe dire che la vita è una trappola. Scrivere può essere una trappola. Certi scrittori tendono a riproporre quello che in passato è piaciuto ai lettori. Allora sono finiti. Lo slancio creativo di tanti autori è breve. Ascoltano le lodi sperticate e ci credono. C’è solo un giudice ultimo della scrittura ed è lo scrittore. Quando diventa preda di critici, redattori, editori e lettori è finito. E naturalmente quando diventa preda della fama e della gloria potete buttarlo a mare insieme agli stronzi.
Ogni nuova riga è un inizio e non ha niente a che fare con quelle che la precedono. Si ricomincia daccapo ogni volta. E naturalmente non è tutto oro. Il mondo vivrebbe molto più facilmente senza libri che senza fogne. E ci sono posti sulla terra dove ce ne sono pochi degli uni e delle altre. Io naturalmente preferirei vivere senza fogne, ma io sono malato.
Non c’è niente che possa impedire a un uomo di scrivere, tranne se stesso. Se uno desidera scrivere, lo farà. I rifiuti e il ridicolo serviranno solo a rafforzarlo. E più lo ostacolano, più forte diventa, come una massa d’acqua che preme contro una diga. Scrivendo non si perde mai; ti fa ridere le dita dei piedi mentre dormi, ti fa muovere come una tigre, ti accende l’occhio e ti mette faccia a faccia con la Morte. Morirai guerriero, sarai onorato all’inferno. Fortuna della parola. Vai, lanciala. Sii il Buffone delle Tenebre. E’ divertente. E’ divertente. Un’altra riga ancora..."

Charles Bukowski - Il capitano è fuori a pranzo




Today's Song: Linea77 - Moka



18 giugno 2008

A poem is...

"Una poesia è una citta piena di strade e di foglie. Piena di santi, di eroi, mendicanti, pazzi. Piena di banalità e di sbornia. Piena di pioggia e di tuoni e periodi di siccità.
Una poesia è una città in guerra. Un negozio di barbiere pieno di ubriachi cinici.

Una poesia è una città.
Una poesia è una nazione.
Una poesia è il mondo."






13 aprile 2008

Where all those stupid people from?

Il capitano è fuori a pranzo e i marinai hanno preso il comando della nave.

Perchè le persone interessanti sono così poche? Con tanti milioni, perchè sono così poche? Dobbiamo continuare a vivere con questa specie noiosa e monotona? Sembra che il loro unico gesto sia la Violenza. In quello sono bravissimi. Brillano. Luccicore di merda, che ci ammorba ogni possibilità. Il problema è che devo continuare a interagire con loro. Almeno se voglio che le luci continuino ad accendersi, che mi riparino il computer, se voglio tirare lo scarico del cesso, se devo comprare le gomme nuove, farmi togliere un dente o farmi tagliare la pancia, devo continuare a interagire. Ho bisogno di quegli stronzi per le piccole necessità, anche se loro, in sè, mi fanno inorridire. E inorridire è una parola gentile.
Ma mi martellano la coscienza con i loro fallimenti in aree vitali. Tutti i giorni, per esempio, mentre vado alle corse continuo a sintonizzare la radio su stazioni diverse in cerca di musica, musica decente. E' tutta brutta, piatta, senza vita, stonata, fiacca. Eppure alcune di queste composizioni si vendono a milioni e i loro creatori si considerano veri "artisti". E' porcheria, porcheria orribile che entra nella testa dei giovani. A loro piace. Cristo, dagli merda e mangeranno merda. Non sono capaci di distinguere? Non sono capaci di ascoltare? Non sentono che è sciacquetta, roba vecchia?

[...]

Pensate a tutte le persone che in vita loro non hanno mai sentito musica decente. Non c'è da meravigliarsi che le loro facce cadano a pezzi, non c'è da meravigliarsi che uccidano senza pensarci due volte, non c'è da meravigliarsi che non abbiano cuore.
E allora io che ci posso fare? Niente.

Charles Bukowski - Il capitano è fuori a pranzo




Today's Song: The Who - Won't get fooled again



13 marzo 2008

Pensieri: (no,perchè devo etichettare tutto?)

Cazzo. Mi ritrovo per un istante a scaricare pensieri sulla pagina ingiallita da una luce, artificiale, mentre fuori la giornata esplode in Sole incendiario e rombo di motori. E cartellette rosse sputate fuori dai finestrini di rombi di motori; fogli e moduli trascinati dall'aria, sulla strada e sicuramente qualcuno starà imprecando perchè "Oddio quei fottuti fogli mi servivano...". Quel qualcuno fa retromarcia per recuperare il tutto e tre secondi dopo qualcun'altro muore di malaria in Africa.
Così Dio si tappa le orecchie e chiude gli occhi.
Meno di ventiquattrore ad un altro piccolo esame della vita. Al diavolo, apro il frigorifero e sorseggio un pò di vodka. I russi sapevano i fatti loro, come sempre.

C.B.: Se hai stile hai il tuo metodo che continua mentre tutte le cose vacillano. Mi segui?
F.P.: Sì.
C.B.: Non c'è altro. È molto semplice.
F.P.: Ma lo stile di vita? Cambia anche questo?
C.B.: Il mio non cambia granché. Mi limito a bere cose diverse. (da Charles Bukowski, Fernanda Pivano, Quello che importa è grattarmi sotto le ascelle: Fernanda Pivano intervista Charles Bukowski, Feltrinelli)

Today's Song: Jane's Addiction - Stop!