28 aprile 2009

RefleXions

Non sto veramente facendo un viaggio secondo il signor Zanichelli, oppure secondo miei libricini e manuali sul turismo, ma qui sento di poter mandare al diavolo diverse accezioni,dottrine (retorica!). Perchè se penso che tra mezz'ora non arriverò alla stazione poco distante da casa e le luci di Milano non sono ormai alle mie spalle da una buona manciata di minuti, il tempo sfuma, il percorso gommoso si stiracchia all'infinito e mi sento veramente un viaggiatore che trottola sui binari verso sera. Più lo percepisci alla maniera Zen, più senti il brivido elettrico del movimento perpetuo. Il treno, più di tutti, mi da queste sensazioni.
Sto proprio in equilibrio su quella freccia scoccata dalla stazione Centrale, dividendo lo spazio con altri equilibristi e saltimbanco - il giorno ancora zuppo di lacrime di nuvole. Esausti, nel Silenzio. Solo lo scorrere del serpente sui binari tatac-tatac tatac-tatac e il dolce sibilo in prossimità di ogni fermata si incastrano tra i pensieri - occhi stanchi ma spalancati, guardandodanessunaparte. Ogni tanto distolgo lo sguardo stralunato dal finestrino e scorgo l'amica di fronte a me che osserva le figure di una rivista, o si aggiusta i capelli, altre volte appoggia anche lei il mento sopra il palmo della mano e guarda nel Vuoto, fuori dal finestrino. Se potessimo vedere i nostri pensieri, questi formerebbero una tela intricatissima, un groviglio di filamenti di varie sfumature e consistenze, partendo dalla terra e schizzando fin sopra lo zenit. Vedremmo alcuni esseri umani interamente avvolti da pensieri filamentosi, altri punzecchiati da stringhini appuntiti saturi d'odio e invidia, altri ancora irradiati da un unico soffice filo simile ad un fascio di luce. Fili, corde, tutto collegato in un'unica grande maglia resistente ad attacchi termonucleari.
Torno al finestrino. Le due donne che occupano gli altri posti vicino a noi hanno smesso di parlare ed ora vedo i loro pensieri filamentosi appiccicarsi ai libri che tengono fra le mani. Frugo nei loro volti, nel loro aspetto, nelle smorfie - immagino per un istante le vite di queste giovani donne mentre corrono affaticate dietro all'autobus per l'Università, i sorrisi sotto miriadi di nei d'argento e i mariti, i compagni che le aspettano a casa, di fianco alla finestra, sulle gambe un figlio che gioca con le goccioline di pioggia che scivolano sul vetro ripetendo il suo mantra da erede del Cosmo «gowaaah...». La donna rivolta verso di me alza gli occhi dal libro e lancia una smorfia malinconica alla campagna che scorre.
Un sassolino che colpisce la superficie dell'acqua, nel suo lago.
I finestrini... già. I finestrini sanno tutto di noi.
Ci perdiamo attraverso il vetro e forgiamo i pensieri più profondi e arditi. Ad un tratto sappiamo chi, cosa e come - i nostri scarni volti da nuovo millennio divengono facce consapevoli del Tutto.
Poi capita di sentire sul viso un sorrisetto da ebete.

Dal finestrino sul treno della vita vedevo il monte Mien Mo. Ma era soltanto il riflesso opaco di un passeggero.


TV by MadzZ


Today's Song: The Smashing Pumpkins - Tonight, tonight



2 commenti:

Jacopo ha detto...

oleeeeeeeeeeeeee
:D

Elena ha detto...

:O
Bravo Luca...
La storia dei pensieri filamentosi mi sta mandando fuori di testa...
Ho voglia di farmi un giro in treno.

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