5 ottobre 2008

Sì, è magnifico vivere di solo spirito e giorno dopo giorno testimoniare alla gente, per l'eternità, soltanto ciò che è spirituale. Ma a volte la mia eterna esistenza spirituale mi pesa, e allora non vorrei più fluttuare così in eterno. Vorrei sentire un peso dentro di me, che mi levi questa infinitezza legandomi in qualche modo alla terra, a ogni passo, a ogni colpo di vento. Vorrei poter dire: ora, ora e ora! E non più: da sempre, in eterno. Per esempio, non so, sedersi al tavolo da gioco ed essere salutato, anche solo con un cenno. Ogni volta che noi abbiamo fatto qualcosa era solo per finta: ci siamo lussati l'anca facendo la lotta di notte con uno di quelli, sempre per finta. E ancora per finta abbiamo preso un pesce. Per finta ci siamo seduti ad un tavolo, abbiamo bevuto e mangiato. Ci siamo fatti arrostire l'agnello e abbiamo chiesto il vino, per finta, sotto la tenda nel deserto, solo per finta. Non che io voglia generare subito un bambino o piantare un albero. Ma in fondo sarebbe già qualcosa ritornare a casa, dopo un lungo giorno, dar da mangiare al gatto come Philip Marlowe. Avere la febbre. Le dita nere per aver letto il giornale. Non entusiasmarsi solo per lo spirito, ma finalmente anche per un pranzo. Per la linea di una nuca, per un orecchio. Mentire, e spudoratamente. Camminando sentire che le ossa camminano con te. Supporre magari, invece di sapere sempre tutto. Ah, oh, ahi! Poterlo dire finalmente! Invece di sì e... amen.

Si, e una volta potersi entusiasmare anche per il Male. Trasferire su di sé dai passanti che vanno tutti i demoni della Terra e, finalmente, ricacciarli nel mondo, ecco. Essere un selvaggio...

E una buona volta sentire come è togliersi le scarpe sotto il tavolo e cosi, a piedi scalzi, sgranchirsi le dita dei piedi...

Rimanere soli, lasciare che sia, restare seri. Possiamo essere selvaggi solo se restiamo assolutamente seri. Non fare nient'altro che osservare, raccogliere, testimoniare, testare, custodire, restare spiriti.


Il cielo sopra Berlino




2 commenti:

Luisa ha detto...

Che dialogo magnifico, e che film. Un inno alla vita, nel bene e nel male, alla sua sacralità e alla sua "idiozia", (in senso buono) fatta di piccole gioie e tormenti quotidiani che però aiutano a crescere, e a esserci in mezzo agli altri. Sai, vidi questo film alle medie, e forse ero troppo piccola per comprenderlo appieno. Mi rimase un po' distante...è ora di rivederlo, con addosso il "peso" di questi trent'anni, che spesso mi fanni anelare alla leggerezza e ai desideri di un angelo caduto sulla terra. Grazie, Luca, per questo momento di poesia e verità. Un bacio

Elena ha detto...

Ma bisogna essere angeli per apprezzare le piccole gioie della vita?...

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