29 febbraio 2008

Choose Life

Perchè dovremmo andare sott'acqua e seguire la corrente? Non lasciamoci travolgere e sommergere da quel terribile e rapido vortice chiamato colazione, locato nelle secche meridiane. Resistete a questo pericolo e sarete salvi, perchè il resto del cammino è tutto in discesa. Con i nervi saldi, con vigore mattiniero, navigate là attorno, guardando altrove e legati all'albero maestro, come Ulisse. Se la macchina fischia, lasciate che fischi finchè diventerà rauca di dolore. Se le campane suonano, perchè mai dovremmo correre? Considereremo a qual genere di musica assomigli. Colonizziamo noi stessi, lavoriamo e muoviamoci con i piedi ben giù, nel fango e nella mota delle opinioni, dei pregiudizi, delle tradizioni, degli inganni e delle apparenze - quell'alluvione che ricopre il globo da Parigi a Londra, New York, Boston e Concord, e che sta fra la Chiesa e lo Stato, poesia e filosofia e religione - finchè non arriveremo a un fondo solido e alla viva roccia, che potremo chiamare realtà, e di cui potremo dire: «Questo esiste senza possibilità di errore» e poi, avendo un point d'apui, sotto l'inondazione, il gelo e il fuoco, cominciamo a preparare un luogo dove si possa piantare con sicurezza un muro, uno Stato, o un palo da lampione, o magari un idrometro - non un Nilometro ma un Realometro - affinchè i secoli futuri possano sapere come, a poco a poco, un'inondazione di falsità e apparenze si fosse formato nei secoli trascorsi. Se vi piantate ben davanti alla realtà, vedrete il Sole albeggiare su ambedue le sue superfici come se fosse una scimitarra, sentirete il suo dolce taglio spaccarvi il corpo tra cuore e midollo, e così concluderete felicemente la vostra carriera mortale. Morte o vita che sia, desideriamo soltanto la realtà. Se davvero stiamo morendo, udiamoci il rantolo nella gola e sentiamo il gelo alle estremità; se invece siamo vivi, diamoci da fare.
Il tempo non è che il ruscello dove io vado a pesca. Vi bevo; ma mentre bevo ne scorgo il fondo sabbioso e vedo come sia poco profondo. La sua corrente sottile scorre via, ma l'eternità resta. Vorrei bere profondamente, e pescare nel cielo, il cui fondo è ciottoloso di stelle. Non posso contarne nessuna. Ignoro la prima lettera dell'alfabeto. Ho sempre rimpianto di non essere saggio come il giorno che venni alla luce. L'intelletto è un fenditore, esso discerne e scava la sua via nel segreto delle cose. Io non desidero lavorare con le mie mani più del necessario. La mia testa è mani e piedi. Sento che tutte le mie migliori facoltà vi siano concentrate. L'istinto mi dice che la testa è un organo di escavazione, come per alcune creature il muso e le zampe, e con essa vorrei scavare la mia strada tra queste colline.
Penso che la più ricca vena sia in qualche luogo qua attorno; così io giudico per mezzo della bacchetta fatata e dei leggeri vapori che sorgono; e comincierò a scavare proprio qui.

Henry David Thoreau - Walden (che librooo)


Today's Song: Led Zeppelin - Thank You



1 commenti:

Jacopo ha detto...

aww

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